…Posta così, la domanda impone un un sì…a prescindere…oggi, sarebbe siiiiii, ma senza…stabilizzatore!!!!……Ma niente fretta! Andiamo con ordine e l’ordine prevede un necessario antefatto…

…La nostra vita a due è sempre stata costellata dalla miriade di interessi, più o meno, stabili del mio beneamato…pertanto la nostra casa “parla” delle sue grandi passioni - prima tra tutte la musica!!!!.

Filippo suona non uno, ma ben e benissimo due strumenti, il clarinetto ed il sassofono, passando con disinvoltura da Mozart a Charlie Parker e viceversa…(Censuro il resto dell’elenco prima di essere…crop…pata in uscita…)

…Finché, un bel giorno di novembre, arrivò LEI…sì, una lei dalla quale diventò praticamente inseparabile…la sua Canon EOS…non so cosa…

Mi sembrava comunque discreta, poco ingombrante: una borsettina nera la conteneva tutta insieme al suo corredo, ovvero un obiettivo di ridotte dimensioni e qualche altro “aggeggio”…Ed intanto lui, il mio beneamato sfogliava foto, abbandonava diquisizioni metafisiche, filosofiche e politiche ed altri cazzeggi dei quali è abile scrittore e pungente ed ironico osservatore…

Una mattina giunta, come consuetudine sul suo luogo di lavoro per il caffé mattutino, vedo “sbrelluccicare” il suo occhietto e…sulla sua scrivania disseminati pacchi e pacchetti di diverse dimensioni e tanti astucci telati neri di varie dimensioni…Oddio!!!!….Stavo assistendo all’estensione del mezzo!!!!…Gli obiettivi si erano moltiplicati e…CAnNONonizzati!!!!….Ci suddividemmo i pacchetti (lui era in scooter…) ed arrivato a casa il mio beneamato dismise la borsina nera per uno…zaino: dimensioni umane possibili.

Credevo fosse felice con il suo zaino e quell’aggregato di obiettivi micro, macro, Tamron, Sigma, sigma - tau e sfinterico/fallico ma…non avevo calcolato che mancava il treppiede, sì, l’aggeggio a cui si attacca la macchina e, boh, calcola …non uno, ma due ed alla bisogna anche tre…

…Qualche giorno dopo notai una scatola abbandonata in un cestino del negozio…Ohibò!!!! “Il Fotoamatore” stampigliato sul nastro adesivo che lo sigillava…Corsi spaventata da Filippo, le dimensioni del pacco lasciavano presagire un apparato di obiettivi da assetto bellico…Ma Filippo con gli occhietti ancor più “sbrelluccicanti” mi condusse a rimirare - meraviglia delle meraviglie - uno…zaino…ma che dico…uno zaino-valigia polifunzionale cromato e patinato nella sua veste in tela impermeabilizzata con rinforzi, tasche, cerniere, anfratti, borsine rimovibili ad aereazione compressa e similari…

Per un attimo tirai un sospiro di sollievo pensando a quanto avevamo risparmiato. In fondo, che vuoi che possa costare uno zaino-valigia-polifunzionale…

Avviammo la ricerca dell’antro perduto…Filippo apriva ogni cerniera ed ogni vano immaginandovi allocato uno dei suoi obiettivi micro, Tamron, ecc…ma anche il fazzoletto con cui soffiarsi il naso..Finché non se lo pose in spalla per il giro di prova, non prima di avermi mostrato con commozione intensa due cose: l’alloggiamento del trespolo grande (piede in tasca, laccio centrale e laccio superiore) ed il…preservativo (custodia impermeabile nascosta in una tasca inferiore)!!!!…Mi fece tanta tenerezza che non potei non suggerire che le asole poste sotto lo zaino erano atte ad agganciare la sacca per la colazione…Me ne fu veramente grato e mi prescrisse di comprala e da quel giorno il mio beneamato divenne un perfetto…Ninja!

…Intanto cominciavo a notare della sua fervida attività al computer, dapprima da lettore, poi…il ticchettìo dei tasti proveniente dal computer del suo studio mi diede la percezione consapevole delle classiche pause/rumori da forum…Con fare quasi “carbonaro”  leggeva e scriveva post…

Ma lui è sincero per natura e - credo- per scelta: mi sedette accanto a sé e…non sapevo ancora quanto si fosse allargata la mia vita…: la polarizzazione riguardava stavolta una piccola - che dico! - piccolissima comunità: il Forum CANON Club Italia: solo 18.500 iscritti!!!…Un numero elevato ad n di menu e submenu, aree dedicate alla fotografia digitale, alla tecnica, ai ritratti e glamour, al tempo libero, ai meeting e perfino a chi dopo le uscite accusa il malessere del mezzo, altrimenti detto…raffreddore!

Mi comunica, che dal mese di luglio, si parla di un “Censimento dei calabresi”…Compare una lista…Lui, attivo, attivista, determinato e determinista un fatidico 17…dicembre…entra in discussione…stringe contatti virtu@li e personali e…dalla rete, come per magia, compare un avatar…Marvel…è di Reggio, come una tale absinthe…Loredana (lui sa già il nome…ma anche qui mi tocca censurare per non essere…crop…pata in uscita…)…Con Marvel confabulano, complottano e promuovono sul sito un’uscita con destinazione Bivongi e le cascate del Marmarico…Dal forum i calabresi levano un coro di si…Ma il Natale incombe e…Filippo, prende tempo e lancia una nuova data: “Che ne dite dell’11 dicembre???”…Nuovo coro convinto di si!!!… Tuttavia, deposta la scopa della Befana e con l’approssimarsi della data fatidica serpeggiano nel gruppo virtu@le virus influenzali febbrili con pustole depressivo/compresse, virus metereofobici e - cosa ancor più grave – ammorbano il forum stesso discussioni sul “rumore cromatico” e post di tre pagine (8562 caratteri, 678 virgole, 20 punti e virgola e puntine, e 69 punti) senza… UNA FOTO….sulla sensibilità della macchina…PBK…Focus…Riverse…Solarium…Path…

Di giorno in giorno, il numero dei partecipanti varia, fino ad arrivare alla sera del Venerdì: Filippo mi comunica che andremo a Bivongi solo noi Marvel/Giuseppe…ex avatar…ed il suo figlioletto Daniele…Tuttavia Sabato, per le insistenze di Giuseppe, aderiranno all’uscita, provenienti da Cosenza: Tiziano Grillo, Tonino Bruni e Valentino Guido.

Qui si conclude l’antefatto…

L’appuntamento è fissato per le sette del mattino di Domenica a Piazzetta San Marco, tuttavia la nostra Domenica comincia la sera antecedente…Filippo è intento a riordinare, ripulire meticolosamente, organizzare ogni spazio del suo mega-guscio, assicura tutti i trespoli possibili ai legacci e…cerca disperatamente una piccola borsa…dispersa nel mio ordinato – disordine …prepara i suoi vestiti…le scarpe…le calze …i boxer…Io ho solo acquistato un paio di caldi fuseaux da “giovane esploratore” rossi con scozzese maculato di bianco (una figata!!!) e domani forse, se mi gira, se non cambio idea, se…”domani è un altro giorno”…

Alba di Domenica, il mio beneamato scatta sconvolgendo il mio torpore e seppur credo di essere stata rapida nell’indossare, sì, l’equipaggiamento previsto, compreso giubbotto e sciarpa rossa…lui mi sollecita a non fare tardi…

Arriviamo insieme a Marvel/Giuseppe…cordialità e presentazione di rito, sistemazione di zaini valigie ed aggeggi e ci infiliamo in macchina, io prendo posto sul sedile posteriore accanto al piccolo Daniele…Sono le sette e cinque minuti, la loro conversazione parte dalla piazza virtu@le del forum, dalla possibilità di fare gruppo, ma tale argomento tiene viva la loro attenzione appena fino all’ingresso dell’autostrada per lasciare posto alle loro LEI…Ascolto come se le descrivono minuziosamente, prestazioni incluse, entrambi hanno rapporti consolidati. Decantano i propri aggeggi e le possibilità sperimentate e da sperimentare. Il discorso è tecnico, tuttavia, ancora in fase di approccio…Prima sosta: Villa San Giovanni…L’argomento vira, si parla di computer, programmi per scaricare foto, stampa…dpi…Intanto mi arriva da Filippo un “pixel cotto” da 30×70 e Giuseppe risponde a “grana fine” 70×120…Corel draw avanza senza problemi per Adobe Photoshop…Io scelgo di scrivere un testo…materiali zero…il mio “…domani è un altro giorno…” mi ha fatto dimenticare di riporre nella primigenia borsina nera telata (io avrei tanto desiderato portare uno zaino di cuoio) prestata all’uopo dal mio beneamato l’unica cosa che poteva essermi utile un blocco notes ed una penna per sbloccare beez beez…Seconda sosta: Monasterace, luogo convenuto per la …stabilizzazione…del gruppo…Ma arrivati i casentini, dopo presentazioni di rito, saluti, pacche sulle spalle, Tiziano chiarisce “…no allo stabilizzatore…”. Immaginate la mia delusione…cadeva l’unico elemento certo in tante incertezze, tra cui il tempo…Eh si, l’entusiamo e la voglia di click o di pixel dei nostri…avatar…ha superato ogni temperie…Una pioggerellina fitta ed un freddo pungente trapana ora i giubbotti ma…ciascuno racconta il proprio incontro folgorante con la propria LEI, e poi le avventure passate con uno zoom rimbalzo doppio obiettivo al centro e costo quadruplo del triplo e costi/benefici e basta…

Arriviamo al Santuario di Santa Maria della Stella, il gruppo è intento a scaricare borse, borsine, zoom, treppiede e piede di porco e le conversazioni si spostano sulle funzionalità degli zaini, anche Tiziano ne ha uno con preservativo monocromatico incluso…Valentino sfodera un’anticonformista valigia nera antiurto monovano…E poi, tutti giù alla grotta! Uno spettacolo! La montagna si apre e la nebbia filtra insieme alla luce nell’antro buio ed umido. Mi soffermo a leggere un pannello che riporta la storia della grotta, le peculiarità storico-artistiche e di rito del luogo, la datazione, ma loro sono già da basso a sfoderare le loro Canon, ed ad uscire cannoni…La scena è singolare si spostano, migrano dapprima a gruppi, poi, timidamente ciascuno si distacca dal gruppo e sembra voler cogliere un elemento proprio, tuttavia assumono sempre la stessa angolazione, gli stessi soggetti-oggetti…Segnalo al mio Filippo l’affresco più antico…e tutti lo fotografano mentre continuano a fare conti ed a ruotare i pomellini delle loro macchine…le guardano davanti, dietro, di lato, le ruotano su se stesse…Filippo sfodera il suo treppiede…Foto di gruppo dietro l’altare! Come siamo belli!…

Risaliamo…Breve sosta sotto una tettoia nello spiazzo e l’argomento si sposta alla scarsa gratificazione per alcuni servizi – i matrimoni!…L’oggetto della discussione “il genio artistico-creativo mortificato dalla centralità delle figure”….Tiziano racconta un episodio…ad un matrimonio ha fatto una foto con due ceri messi a fuoco in primo piano e gli sposi in…dissolvenza…Penso alla gioia degli sposi…sciolti prima ancora di essere uniti…come dire altrimenti “Ciò che resta di quel giorno…”…E mi proietto con la mente all’interno di fabbriche americane dismesse (questo Giuseppe ha visto tra alcuni…portoli…su internet…) a pestare olio carbonizzato con un abito lungo bianco ed il velo mentre il mio lui in taight e farfallino attizza una fucina a carbone…Aiutoooo…Datemi la riviera di ….Corica!!! (Scusa Tiziano se ci ritornerai per la milionesima volta!….).

La marcia riprende…meno male che Filippo ha portato le calze!…Daniele accusa un malessere e la sosta è forzata…tuttavia utile per far riemergere dai cofani zaini, macchine, obiettivi, zoom e treppiedi…Il gruppo converge su un albero…penso che sia venuto un accesso di minzione, ma mi sbaglio…Fotografano muschi, licheni, liane, foglie, bruma…Il freddo è ancor più pungente e trapana le ossa…sembra si riparta…ma Tiziano e Tonino indugiano su una macchia dell’asflato con fangosità diffusa ed effetto luce con cromia digradante… con un FF magnetizzato…mentre io e Daniele ritornato in forze inventiamo forme con le Goleador e…congeliamo…!!! Finalmente anche Valentino ripone – da ultimo – la sua LEI nell’originale cassa porta trapano e seghetto e…Magia! Scopro che anche agli …avatar…lo stomaco gorgoglia…

Serra San Bruno…La Certosa…Qualcuno fa qualche scatto, ma il gorgoglio è diventata fame selvaggia…Ci fermiamo in una suggestiva piazzetta, ricca di spunti…per me “canonici”, per loro CAnNonizzati…il Santo in ginocchio nell’acqua, una stele posta al centro di una gradinata lastricata umida erbetta verde, un rivolo d’acqua….Si muovono di nuovo insieme, facendo gli stessi scatti…ma il primato dello scatto è verso la piccola baita di legno dopo il ponticello dalla quale si spandono odori di cibo e legna bruciata, garanzia di calore, per i nostri giubbotti ormai intrisi d’acqua.

Il menu è quasi un optional indifferente…Loro poggiano i loro zaini su un tavolo e…mostrano i loro preziosi corredi…Tonino deve comprare lo zaino e li scruta tutti uno ad uno…la peculiarità su cui si sofferma è il vano con tavarca, sottotavarca ed antifurto con belato di pecora – porta pc…Sarà un 15 pollici od un 17 pollici???…Meglio non scomporre i megapixel…ma intanto penso a cosa avrei potuto evitare quel 17 dicembre se, invece di dedicarmi alle spese natalizie, avessi cercato di comporre qualche…numero in più…!!! (Una volta “si diceva guardate la televisione” per evitare un figlio…oggi rischi…quota 18.000mila e più alla minima …distrazione…POTERE della RETE!!!!)…La conversazione…degli…avatar…si sposta ora sulla stampa e sulle nostre teste incombono le EPSON con cartucce con inchiostro di pigmento di sperma di formica ed occhio di libellula…stabilizzato…no, Tiziano…standardizzato, sbiadito con carta HP, nell’autofocus del fuochista…e…

Mentre io e Daniele prendiamo calore alla mastodontica stufa in ghisa che domina la salaValentino invita Tiziano a superare le ritrosie verso il flaschescsesse e gli allunga il suo…con mosse attente…gelose custodi di quel marchingegno fatato…Tiziano è poco convinto, come è poco convinto delle macro……Ed ecco spuntare la tecnica magistrale adottata da Valentino per riprendere la nidificazione degli uccelli…altro che pompette e tubicini…qui non si scherza!!!…Trasmettitori e ricetrasmittenti integrati con amplificatore multiplo, alla faccia del rumore cromatico stabilizzato (no, non hai imparato nulla…), e ritorno d’immagine sulla tenda della bobina del satellite integrato 10pixel – dpi saturi ed insaturi… Forse è perché il mio beneamato ha sempre con sé il suo macro Sigma… si affaccia in me compare Sigmund…La sindrome di Peter Pan è ora evidente!!!…Ne do comunicazione sulle ali di Baaatman ed il trenino volante a Filippo, il quale dopo sette ore è stato afflitto dal dubbio che mi potessi annoiare…Vanno sempre rassicurati: “Va tutto bene…”…perché diano fondo al repertorio dell’apparato elfico che sostituisce nel loro sviluppo le figurine PANINI, via via…

Poi di nuovo, scatti ricordo: è la volta della ritrattistica…Dai piccoli monitori delle loro compatte reflex FF – PP – FS si riflettono, si scambiano espressioni, volti, avatar mutanti, finché Valentino ripropone la foto-ricordo di gruppo…tecnicamente è d’uopo il treppiede da tavolo…Valentino giocherella con uno dei loro allunga il primo piede, il secondo, il terzo…poi scopre per incanto l’allungo totale dell’elemento centrale…Peccato che la filettatura del perno porta reflex sia millimetricamente scalfita da eccesso di carbonio nitrato…Filippo tira fuori il suo Marbotto! Questo sì, che è un treppiede da tavolo, anche se Valentino lo gira, lo smonta, ne saggia la…stabilità…(se sentisse Tiziano…)…Ma Giuseppe sfodera il suo “cinese”: una mirabilia di perni, viti, ruotamenti, svuotamenti piedini aerostatici e…leggerezza…1 etto in verticale…Sorge il dubbio che con la macchina…”bucchi”…e mentre Tonino introduce i “polacchi” Valentino monta il proprio mezzo per l’auto-scatto ricordo…Non ricordo se siano stati 2 o 20…ma…sapete è questione di contrappesi d’immagine…vuoti, pieni…pendenze e pendenti…

Forse è per questo che, intercettati da un venditore non ben identificato di oggetti antichi, Valentino si attrezza di pipa per la meditazione…”E’ questione di ottiche…” suggerisce Filippo…mentre Tonino si perde su una ballerina in movimento e le sue scie da stampare su carta HP…TTP…Five x…”E’ garantita 100 anni…” sentenzia ancora il mio beneamato…

Lasciamo Serra San Bruno per dirigerci a Soriano e Sorianello ed i nostri …avatar…sì imbattono in una casupola diroccata affiancata da una catasta di legno…Riemergono tutti gli aggeggi ed il fumo della pipa di Valentino sortisce un’altra diavoleria…”Ma le Canon fanno l’esposizione multipla…!!!” Ed è così che mi trovo “sovrapposta” alla decrepita cascina…Mi chiedo: forse ci sarà assonanza…!?!…

Poi, di nuovo in marcia…ma improvviso il dietro-front, qualcuno ha sbirciato un soggetto-oggetto interessante…Una fabbrica “sgarrupata” con gru gialla emergente. Esprimo il mio disgusto a Filippo, ma lui mi rassicura “E’ trend fissare in immagine il degrado urbano…”…Sarà, ma, per me, quel degrado urbano è classificabile solo come porcheria abissale e, per quanto attrezzati di…FF… con obiettivo al carbonio stabilizzato…ops, ionizzato in ferro cromo metallo…non sarà mai degrado urbano artistico…

Finalmente Soriano…mentre Filippo e gli altri catturano con le loro macchine gli ultimi raggi della luce io e Daniele cadiamo in un sonno profondo vinti dal freddo…

Non ci sono ai saluti ma…che importa…c’è LEI che fa anche per me…

Quando mi risveglio siamo sulla A3 quasi a Rosarno e Filippo mi chiede cosa ne penso di questa giornata…Senza indugio rispondo: “Ci siamo…crop…pati una Domenica bestiale!!!…” Peccato che ciò che ho osservato e riportato così come visto non sia stato da me ripreso con la nostra video-camera e montato con Premiere…Vi garantisco che, anche se dilettante e smanettona, ne avreste viste delle belle…come dire, un “…visto da me, dietro le quinte…”…

Certo, credo di aver scioccato sia il mio beneamato che Giuseppe, rivelando loro che ho posseduto per le mie foto una Konica…”Minolta…” corregge Filippo e…la mitica…CANON AE1!….

In attesa della prossima…notturna, cavalletti e cavalcavia inclusi…Monasterace con gli…avatar…cosentini…saluto tutti, Giuseppe, Daniele, Tiziano, Valentino, Tonino tra un MDC ed un pixel rotto…con duecento dpi in testa e vi ringrazio per il…crop…bestiale…

In quanto a Filippo…ci penserò tra un MDC ed un foto frame…fino al prossimo acquisto!!!…

Saluti alla Comune…

Silvia Sestito

“…e poi chiamatemi Silvia Sestito 2 la vendetta o a volte ritornano come vi fa più piacere ed adesso ta ta ta ta. …”
La citazione è presa in prestito da altro blog e, più precisamente, da quello di mio Compare Elio…(forza tutti in coro ad intonare “Questo sono iooooooo….”!….)…ma mi è utile ad introdurre le “perle di saggezza” per inaugurare l’approccio dimensionale alle “cose” di questo 2009…ed a venire…

Mi approprio per far questo di un passo di uno degli autori contemporanei che più amo, Paulo Coelho: “…è stato meglio che Athena se ne sia andata prima di scendere negli inferi di questa terra. Non avrebbe mai più potuto godere della pace dello spirito dopo gli avvenimenti che la fecero diventare la “strega di Portobello”. Il resto della sua vita sarebbe stato un amaro scontro tra i suoi sogni personali e la realtà collettiva. Conoscendo la sua natura, avrebbe lottato sino alla fine, avrebbe sprecato le proprie energie e la propria gioia nel tentativo di dimostrare qualcosa a cui nessuno - assolutamente nessuno - è disposto a credere. Chissà avrà cercato la morte come un naufrago cerca un’isola…Finchè è riuscita a farsi assassinare brutalmente…Il nostro corpo è ancora vivo ma, prima o poi, la nostra anima finisce per subire un colpo mortale. Un delitto perfetto, in cui non sappiamo chi abbia assassinato la nostra gioia, per quali motivi sia stato perpetrato quel crimine e dove siano i colpevoli”…

…Tu, tu, tu…sento che più di qualcuno si è già disconnesso!…Saranno gli assassini???…
…Più probabilmente io riconnetto a tale domanda un’affermazione che ricalca il titolo di un film del 1991, diretto da Jonathan Demme e tratto dall’omonimo romanzo di Thomas Harris: “Il silenzio degli innocenti”…Altra storia altro film, ma nella vita, spesso capita di trovarsi in bilico tra il baratro dell’innocenza o della colpevolezza sospinti da “tribunali”…sommari…impregnati di falso “senso comune” o peggio di “perbenismo domenicale” da “mi batto in Chiesa il petto” e “…mi è lecito sparare, per questo, a zero sulla Croce Rossa!”

Nell’uomo la tendenza a giudicare e anche a condannare è molto forte, e il giudizio e la condanna del prossimo sono frequenti, quasi continui, pochè “giudicando” il prossimo, cioè mettendo in luce i suoi difetti, i suoi errori, le sue cadute (reali o presunte) ci si sente migliori o superiori. Ci si distanzia da sé stessi e dalle proprie fragilità per dare spazio alle categorie del Super-Io e tacitare la propria coscienza.

Giudicando gli altri ci si (auto)assolve. Ci si sente a posto perché si assume (o si fa credere a sé stessi) che l’altro non lo sia. Ma quanto è misera tale giustizia risultante solo dal riflesso dell’altrui condanna, dunque una giustizia apparente, immaginaria.

«Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato» (Luca 6,37).

«Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo?» (Luca 6,41).

…E parafrasando Jorge Luis Borges, poeta e scrittore argentino, chiudo questo post augurando tanti fantastici “Istanti” a tutti coloro che conosco, vicini e lontani, amici e nemici…

Instantes - Istanti

Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igenico.


Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.

….
Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali, e meno problemi immaginari.
….
Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
della loro vita sensati e con profitto;
certo che mi sono preso qualche momento di allegria.
….
Ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
Chè, se non lo sapete, di questo è fatta la vita,
di momenti: non perdere l’adesso.

….
….
Se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo all’inizio
della primavera
e resterei scalzo fino alla fine dell’autunno.
….

…a qualcun altro…tutta la VITA!

,,,Questo post che, sembrerebbe pretenzioso nel suo incipit, non ha alcuna pretesa se non quella di porre alcune questioni e segnalarle alla riflessione di Compare Tony, ma, perché no, a tutta la Comune…

…Tra un “cazzeggio” ed un altro (come dice il LUPO), ieri ci siamo rovesciati addosso quei comportamenti che ci contraddistinguono per incomunicabilità-comunicativa…ovvero…su un tema di fondo - ed i temi che accalorano i salotti borghesi sono inequivocabilmente la politica e la religione, in cui l’elemento comune è una “fede”, ma ancor più l’approccio alla laicità che ci contraddistingue ed alla religiosità, componenti presenti nelle strutture sociali e condizionanti rispetto al nostro Esserci - l’atto comunictivo avviene spesso unicamente per propugnare la propria visione delle cose, fatto unicamente soggettivo nella sua pretesa oggettivizzante, creando così una falsa comunicazione, che, invece, per essere tale ha bisogno dell’elemento dello scambio.

E’ d’uopo una domanda: perché si comunica? Una vera comunicazione ha di base la circolazione del sapere ed assolve all’altissima funzione della trasmissione dello stesso, creando Cultura, Tradizione, insomma quei valori che trasformano singoli individui dalle caratteristche, più o meno umane, in Humanitas

…Allora mi approprio di questa piazza vituale per riaffermare e cercare di mettere a disposizione ciò che io “so”, ben felice di accogliere ciò che altri “sanno” per tentare di instaurare una vera comunicazione riguardo le tue affermazioni, ribadendo

  1. le Leggi dettate direttamente da Dio a Mosè, e contenute nell’Antico Testamento, aventi carattere prescrittivo, paragonabili in termini laici alle Leggi delle 12 Tavole del diritto romano i “mores maiores”, trovano il loro superamento con il processo di evangelizzazione cominciato a partire da Gesù, il Figlio di Dio, nel suo primo discorso, riportato da Matteo, 5, 1-12, parla di felicità; non fa un elenco di doveri, di opere da compiere, di condizioni da rispettare, di regole da osservare. Parla di come essere felici, ossia contenti e in pace, sazi e con il cuore risolto, senza rimorsi o ombre; spiega come essere pieni di amore per gli altri. In una parola, detta la Legge che sta alla base dell’etica e della morale cristiana: l’Amore. L’Amore è condizione che include in sé ogni comportamento ed è la misura regolativa fondante.
  2. riguardo il “processo” - ed è appunto tale, con caratteristiche tutte umane piuttosto che divine - che porta ad indicare come santo un cristiano, va ricordato che, nel Cattolicesimo questo passa per la beatificazione <!– /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal {mso-style-parent:”"; margin:0cm; margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:12.0pt; font-family:”Times New Roman”; mso-fareast-font-family:”Times New Roman”;} @page Section1 {size:612.0pt 792.0pt; margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; mso-header-margin:36.0pt; mso-footer-margin:36.0pt; mso-paper-source:0;} div.Section1 {page:Section1;} –che è il riconoscimento formale da parte della Chiesa dell’ascensione di una persona defunta al Paradiso (sic!!!), e la conseguente capacità di intercedere a favore di individui che pregano nel nome della persona beatificata. Assurgere al titolo di “santo”, però, richiede il lungo processo di canonizzazione”, che consiste nella dichiarazione ufficiale della santità di una persona defunta. In altre parole, con tale dichiarazione la Chiesa afferma con “certezza” che quella persona si trova in Paradiso e ne permette il culto come santo.  A supporto di tale processo vi è il riconoscimento di miracoli attribuiti all’intercessione del santo. La decisione finale spetta comunque al Papa. Nulla a che vedere con una presunta -qualcuno affermava ieri sera - “emanazione” di Dio. Piuttosto è il culto popolare che fa assurgere beati (semplici cristiani che vivono secondo la Legge di Dio e divulgata da Gesù) a santi (uomini in carne ed ossa, cristiani dai particolari carismi o dal vissuto leggendario -si pensi a San Gennaro - come citato dal mio beneamato, o il nostrano San Giorgio - ). Ecco perché non mi destabilizza l’affermazione “Sono ateo, ma credo in Padre Pio”… che è il riconoscimento formale da parte della Chiesa dell’ascensione di una persona defunta al Paradiso (sic!!!), e la conseguente capacità di intercedere a favore di individui che pregano nel nome della persona…Assurgere al titolo di “santo”, però, richiede il lungo processo di processo di “canonizzazione”, che consiste nella dichiarazione ufficiale della santità di una persona defunta. In altre parole, con tale dichiarazione la Chiesa afferma con “certezza” che quella persona si trova in Paradiso e ne permette il culto come santo.  A supporto di tale processo vi è il riconoscimento di miracoli attribuiti all’intercessione del santo. La decisione finale spetta comunque al Papa. Nulla a che vedere con una presunta -qualcuno affermava ieri sera - “emanazione” di Dio. Piuttosto è il culto popolare che fa assurgere beati (semplici cristiani che vivono secondo la Legge di Dio e divulgata da Gesù) a santi (uomini in carne ed ossa, cristiani dai particolari carismi o dal vissuto leggendario -si pensi a San Gennaro - come citato dal mio beneamato, o il nostrano San Giorgio - ). Ecco perché non mi destabilizza l’affermazione “Sono ateo, ma credo in Padre Pio”… che è il riconoscimento formale da parte della Chiesa dell’ascensione di una persona defunta al Paradiso (sic!!!), e la conseguente capacità di intercedere a favore di individui che pregano nel nome della persona…
  3. riguardo Padre Pio per non riportare tutti i passaggi del lungo e controverso processo di canonizzazione richiamo una per tutte, delle autorevoli “posizioni” contro, quella di colui che passa alla storia come Giovanni XXIII. Egli dopo una visita apostolica a San Giovanni Rotondo, afferma che “purtroppo laggiù il Padre Pio si rivela un idolo di stoppa.” E’ in discussione la fede ascetica, mistica, quasi medievale di cui il cappuccino è stato il simbolo, per la Chiesa modernista di inizio secolo come per la Chiesa conciliare a cavallo tra gli Anni ’50 e ’60, a essere estranea alla sensibilità di Angelo Roncalli, che ancora annota: “Motivo di tranquillità spirituale per me, e grazia e privilegio inestimabile è il sentirmi personalmente puro da questa contaminazione che da ben 40 anni circa ha intaccato centinaia di migliaia di anime istupidite e sconvolte in proporzioni inverosimili”…Morale: ciascuno è libero di amare i suoi santi o “santificare” da sè uomini viventi posto che l’affermare che un tizio è certamente in Paradiso mi viene un po’ difficile da comprendere anche se è prima la Chiesa, ossia noi - corpo mistico - di Dio, e poi il Papa, il Ministro di Dio in terra individuato tra pochi eletti con un …conclave, a dirlo…

Concludo invitando a leggere un’Enciclica di un Papa molto… umano e onesto… come Paolo Giovanni II che ha chiaramente posto in Fides et ratio alcuni degli elementi nodali circa due visioni…

…Mi hanno portato le frittole….

Baci

…Riprpongo a te commare Angela, ma anche alla …Comune:

Il Tempo è centrale nella nostra riflessione perché in ogni relazione umana si misura oltre che in spazi (contesti) secondo un numero di variabili infinite nella loro finitezza e non tutte percettibili, proprie dei sistemi dinamici. La nostra esistenza è un percorso di sviluppo non definito a priori ma un processo in continua evoluzione che implica lo sviluppo cognitivo quanto per quello affettivo e sociale. Non esistono percorsi obbligati ma percorsi possibili, fortemente individualizzati e differenziati che risultano dalla complessa interazione dinamica, lungo il Tempo tra l’individuo e il suo ambiente secondo modelli multicausali e probabilistici piuttosto che deterministici unicausali. Centrale, dunque, per gestire il precario equilibrio del mondo delle emozioni sollecitate dall’ambiente e dai dati di contesto, è approfondire la conoscenza sia dei fattori che agiscono in un determinato sistema che dei processi che li regolano?ma per ora fermiamoci al Tempo come elemento fondamentale che include l’evoluzione del nostro Essere.
Secondo una visione tradizionale il tempo presente è l’indispensabile linea di confine tra passato e futuro, tuttavia non è semplice nella nostra vita gestire il Tempo sapendo cogliere il presente e demarcare i tratti del passato e del futuro o, viceversa, tesaurizzare il passato e gestire il futuro ponendo in giusto equilibrio se stessi rispetto ad essi. Un modo che a me sembra rispondente ad un’esigenza interiore è, come ti dicevo oggi, la bellissima suggestione rimandata da Sant’Agostino riportata nell’ undicesimo libro delle ‘Confessioni’, secondo il quale il Tempo esiste dentro di noi: è una misura dell’Anima (’distensio animi’).
Egli parte dall’assunto che solo il presente è indivisibile, pur tuttavia esso è un intervallo, dunque, di per sé divisibile tra passato e futuro anche se il presente non possiede la proprietà dell¡estensione. Esso piuttosto si svolge nel suo continuo tradursi del futuro nel passato. Semplificando di molto il ragionamento, i tre tempi, possono coniugarsi solo nel presente: il presente del passato che è la memoria, il presente del presente che è l’intuito, il presente del futuro che è l’attesa. L’ anima consente di connettere le tre dimensioni temporali in un’ unità (il presente).
Ciò che volevo dirti oggi, anche se da ermeneuta, a volte dimostro una difficoltà nell’applicare, è che l’equilibrio sta:
1. nel non staccarsi dall’idea di un presente con la fretta di spazzar via il passato -che è e deve essere - per non distruggere la memoria come fonte di esperienza collocata utilmente nello svolgersi del presente;
2. assaporare la bellezza dell’intuito che ci rimanda continui segni e ci informa delle variabili in campo sullo scenario di percorsi possibili o impossibili ed apre il varco alla scelta come atto di una volontà in equilibrio tra sé e le variabili in campo;
3. abbandonarsi senza frenesia all’attesa, come attesa presente di ciò che sarà.
Dunque, è il presente il luogo dell’azione e lo spazio delle decisioni. Essere in equilibrio vuol dire non partire per territori sconosciuti e fumose illusioni distorcendone i connotati secondo le nostre attese od i nostri dubbi?o rovesciando i termini secondo i nostri entusiasmi o le nostre amarezze, ma appropriandosi di quel luogo come patrimonio della nostra Anima? e soprattutto della nostra Mente.

Un bacio
Silvia

…Non si può sondare l’infinito senza prendere consapevolezza dei limiti che avviluppano di per sè “l’umano” inteso come elemento chiave dell’essere fattosi esistenza (possibilità di rapporti che l’uomo può determinare). I limiti evidenti si concentrano su due astrazioni concettuali rovesciandoli immediatamente su dimensioni materiali: lo spazio ed il tempo. Di entrambi se ne potrebbero descrivere e circoscrivere gli aspetti, tuttavia è il tempo ciò che condiziona maggiormente lo svolgersi dell’umano.

Non vi è infatti un tempo che possa “segnare” il tempo dell’Anima, eppure nell’esistenza ogni rapporto è misurato in base ad un tempo meccanicistico scandito in secondi, minuti, ore, giorni, mesi, anni…

Un finito che ha la pretesa di racchiudere in sè l’infinito delle mille sfaccettature - anche le più insondabili - che fanno vibrare l’Animo umano…Ciò che Heidegger chiama esistenza inautentica dove la comprensione ontica rende centrale il mondo come dato: un’esistenza che obbedisce al “si dice”, al “si fa” ed abbandona la “cura” intesa come totalità delle strutture dell’Esserci.

Cosa è, dunque, l’infinito nella finitezza dell’umano?

Forse è collocarsi in una dimensione temporale meccanicistica strutturando come prioritaria la dimensione atemporale dell’Anima ed ingannando il tempo e le strutture cronologiche rendendo qualità monadica al proprio svolgersi nel Tempo?…

Il superamento di un limite è sempre tensione verso l’infinito e l’Amore è di per sè infinito…

Marco Travaglio, Beppe Grillo, Sabina Guzzanti, Flores D’Arcais, Giovanni Sartori, Michele Santoro, e tanti altri, catalogati “di sinistra” ripetono, incessantemente, che l’uso della televisione è diventato un abuso, che la stessa effettua scientemente una disinformazione atta a “distogliere” l’attenzione dai problemi veri (e qui loro si riferiscono, ad esempio, ai processi di Berlusconi).

Chomsky (Noam) afferma che l’uso della televisione “moderna” serve invece per insinuare l’insicurezza e la paura nella popolazione. Per dividere, con metodo, al fine di tenere separata la popolazione, così che la stessa non abbia nè il tempo nè la voglia di occuparsi dei “veri” problemi.

Ora, gli appartenenti alla prima teoria sono indubbiamente, ossessionati da Berlusconi. E con grandi meriti rispetto a quest’ossessione dello stesso Silvio. Gli appartenenti alla seconda teoria (tra cui il sottoscritto) hanno preso semplicemente coscienza del fatto che Berlusconi c’è e lì resta. Che quello è il suo modus operandi e che la politica italiana tutta l’ha permesso. Quindi, molto probabilmente Berlusconi non è il male, ma sono una sfaccettatura dello stesso. Perchè sennò si dovrebbe supporre che siano tutti idioti (i vari D’Alema, Fassino, Prodi, Bertinotti, e compagnia). Siamo sicuri invece che questi, idioti non sono proprio.

Tra l’altro, il nostro Silvio ha capito anche che la tecnica della “separazione”, sopratutto in un’era come quella odierna ove l’informazione viaggia anche (e sempre più) in rete, rende. Così come rende atteggiarsi a martire e perseguitato. Le masse hanno da sempre agito secondo le indicazioni che loro dà il “capo branco” e per di più, le masse (sempre loro) adorano i martiri. Parteggiano, a prescindere, per i “perseguitati”.

Che Berlusconi sia perseguitato naturalmente è totalmente falso. Ma, come diceva Goebbels, “una bugia ripetuta un numero sufficiente di volte si trasforma in verità” (più o meno, vado a memoria). Ciò che conta, purtroppo, e di cui dobbiamo tenere conto è invece il concetto di “massa”.

Massa, come lo sto intendendo qui, è la maggioranza delle persone. Sembra quindi dispregiativo, ma in realtà non lo è. Non lo è in quanto la grandissima maggioranza della gente non vuole, e se vuole non ha tempo, e se ha tempo se ne fotte di: informarsi, confrontarsi, dialogare, discutere, pensare. Se così non fosse non si spiegherebbe come sia possibile che si spendano fior di milioni (di euro) per passare pochi secondi in TV con un dentifricio, o come sia possibile che fior di milioni (di euro) vengano spesi, sempre per passare in TV, da cartomanti, chiromanti, rabdomanti e lestofanti. Hanno un pubblico. Che li segue, gli crede e li paga. E quindi, allora aveva ragione Silvio quando faceva capire -in tempi non sospetti- che chi si nutre di televisione ha un’eta (mentale) da infante. Costoro sono il target delle televisioni. E costoro sono la maggioranza. Assoluta.

Ecco quindi la spiegazione del perchè chi è pro-Berlusconi lo è sempre e comunque, qualsiasi cosa egli affermi. Ugualmente per coloro i quali sono contro Berlusconi. Non dovrebbe funzionare così, ma sembra proprio che sia così.

Torniamo alle televisioni. A cosa servono? Io mi son fatto l’opinione, cercando di riflettere sulla “monnezza” che dai nostri schermi emana tutta la sua pestilenza che, dalla più banale pubblicità sino all’informazione opportunamente taroccata per far credere che si tratti di un TG, tutto ciò serva ad un sistema.

Un sistema del quale Berlusconi non è il vertice. O meglio, è il vertice della piramide chiamata Italia che a sua volta è una piccolissima parte di una piramide mondiale, quindi enorme, immensa,  che ne contiene altre cento, mille, diecimila.

E’ la piramide di coloro i quali governano il mondo e ne decidono sorti, tendenze, futuro, come se noi fossimo i soldatini di un gioco da tavolo. Sacrificabili come qualsiasi soldatino. Sacrificabili come la libertà ed il dirittto individuale.

Abbiamo una sola speranza. Non rassegnarci.

Le coscette di pollo di “Pollomania” emanano il loro aroma dal centro della tavola. Patate al forno e chele di granchio impanante sono i loro fedeli scudieri, posti ai lati come delle impettite guardie svizzere.

Addentatele, i quattro ne gustano il sapore intenso. La presenza del pepe nero e di altri aromi è evidente. Gustosissime le cibarie. Chi più chi meno, parla. Parlando si arriva a discutere dell’ultimo post di Silvia su questo blog e, ineluttabilmente, si celia sulle modalità con cui Silvia si esprime quando dà libero corso ai suoi pensieri (imprigionandoli a volte -secondo me-tra le sbarre delle sue enciclopediche conoscenze).

Alla fine, si evince quanto segue (il “Lui” sarei io):

“Lui scrive in maniera molto fluida, è facile da leggere. Scrive bene.”

“Lei scrive in maniera molto complessa, strutturalmente ermetica, evidenzia estrema cultura in ogni frase. Ermeneuticamente conscia di ciò. Scrive bene.”

Forse, dico forse, l’importante è scrivere. Avere voglia di farlo. Desiderare farlo. Agognare trasmettere.

Anche se, di questi tempi, già dovremmo essere felici se voi figli -tutti- quanto meno, leggeste.


…”occorre far parlare le cose,…. far sí che dicano la loro realtà,… far sí che dicano la loro verità”…(.Gustave Flaubert, L’Éducation Sentimentale - 1859)

Comincio così uno “sproloquio” usurpando uno spazio di questo blog…Un tema apparentemente “fuori tema”, ma che ci tocca tutti, come uomini, prima e, come genitori, poi. 

Partendo dall’assunto che l’uomo non è solamente una realtà biologica ma anche una realtà culturale va evidenziato che il processo del suo sviluppo si fonda attraverso un periodo di “apprendistato” lungo tutto l’arco della vita, durante il quale un posto centrale occupano le relazioni umane esercitate nei vari sistemi. Anche a costo di risultare “ermetica” mi piace elencare questi sistemi per definire i contesti – tra loro interagenti – in cui si svolge tale processo: miscrosistema, mesosistema, esosistema, macrosistema.

Il microsistema viene definito come quel complesso di relazioni esistenti tra la persona e l’ambiente in un contesto contenente l’individuo stesso. Il microsistema è rappresentato dall’esperienza di una persona relativamente a tale contesto (contesto della casa, della scuola, del gruppo di compagni).

Il mesosistema si delinea come sistema di microsistemi in quanto comprende le interrelazioni tra due o più contesti ambientali ai quali l’individuo partecipa attivamente (relazioni tra casa, scuola e gruppo di coetanei nel caso di un bambino).

L’esosistema si riferisce a due o più contesti ambientali di cui uno (o più), non essendo esperiti direttamente dall’individuo, finisce per influenzare l’ambiente in cui la persona è in contatto diretto (nel caso di un bambino: l’ambiente di lavoro dei genitori, la classe frequentata dai fratelli, le attività del consiglio scolastico locale, la televisione, il rapporto tra i processi intrafamiliari, ecc…).

Il macrosistema rappresenta il contesto sovrastrutturale che condiziona micro – meso ed ecosistema; tale contesto è legato a culture, subculture, e organizzazioni sociali più ampie, con le relative norme, credenze, rappresentazioni sociali ed aspettative rilevanti ai fini dello sviluppo.

E’ chiaro che “l’apprendistato” cui ci si riferisce è un apprendistato culturale fondato su ciò che sta alla base della nostra umanità, ovverosia il linguaggio, inteso come dimensione della realtà costruita in simboli e leggi attraverso cui “significare” e dare “significato” a ciò che ci circonda. Tale funzione, pur avendo una sua natura biologica, si apprende solo entrando “in relazione”, scambiando con gli altri (e gli altri sistemi), parlando ed ascoltando.

In uno schema “umano” relazionale e di comunicazione è evidente che l’affettività occupi una posizione centrale. Per definire l’ambito dell’affettività dobbiamo risalire all’etimologia della parola: il termine, derivato dal sostantivo affetto, risale al verbo latino afficere che letteralmente significa “toccare”, ma viene qui utilizzato nel senso di “toccare l’anima”, lo spirito, le emozioni. In questo senso possiamo dire che l’umanizzazione è un processo (culturale ed emozionale) reciproco. Per questo cercare di vivere bene non può essere molto diverso, in fondo, da far vivere bene gli altri.

 

Devo avvisarvi. Se cliccate sul video è difficile che riusciate a trattenere il disgusto. E’ orribile.


Iscriviti a PETA.org.

Spartà

September 15th, 2008 - Posted by LUPO 4 Commenti

L’effetto era quasi magico. La linea dell’orizzonte, solitamente così netta, scompariva in quel tardo pomeriggio. I due spazi, mare e cielo, sembravano uniti, fusi, uno entro l’altro. L’altro entro l’uno. Dall’ampio terrazzo, seduto sulla classica sedia da giardino in plastica bianca, le spalle rivolte alla porta della cucina che dava appunto al terrazzo, osservavo rapito l’enormità del cielo confondersi con la grandezza del mare. L’atmosfera, a tratti resa minacciosa dalla plumbeità del cielo che si rifletteva nel mare creando quel tutt’uno così raro, rimandava alla meditazione, al ricordo profondo, al libero volo della mente in quella labile zona di confine -che come quella dell’orizzonte, ora non era più- tra la realtà ed il sogno.

Immobile ed immoto, il corpo si era, da sè, posto in una posizione di rilassamento. Il respiro fluiva lento e costante, sempre più lento e sempre costante così come le membra si scioglievano nella pesantezza generata da quella sorta di training autoindotto.

Dal pergolato pendevano i grappoli d’uva che Candida non aveva fatto in tempo a raccogliere. Li intuivo più che vederli. Il mio sguardo era fisso e concentrato nel tentativo di distinguere ove finisse il mare. Dove iniziasse il cielo. Percorrevo l’enormità di quello spazio in senso orizzontale e mi illudevo di aver trovato, finalmente, quella linea di demarcazione, come se trovare quel limite fosse vitale per poter tornare in me.

Ma ogni volta che credevo di averla localizzata ecco che essa spariva, se mai fosse esistita.

Non saprei dire quanto durò. Non saprei dire se sia stato un batter di ciglia o delle ore.

Ciò che posso affermare con assoluta certezza è che fu vera poesia.