L’insofferenza dei cittadini, l’«antipolitica» e l’ascesa di Beppe Grillo

I costi della politica salgono ancora
La Casta promette e non mantiene

In soli tre anni i costi di Montecitorio saranno aumentati del 9,2% con un aggravio sulle casse pubbliche di 92 milioni di euro

Cosa deve accadere, perché capiscano? Devono esplodere il Vesuvio, fallire l’Alitalia, rinsecchirsi il Po, crollare la Borsa, chiudere gli Uffizi, dichiarare bancarotta la Ferrari? Ecco la domanda che si stanno facendo molti cittadini italiani. Stupefatti dalla reazione di una «casta» che, nel pieno di polemiche roventi intorno a quanto la politica costa e quanto restituisce, pare ispirarsi a un antico adagio siciliano: «Calati juncu ca passa a china», abbassati giunco, finché passa la piena. Un giorno o l’altro la gente si rassegnerà…

Non sono bastati infatti mesi di discussioni su certi privilegi insopportabili di quanti governano a livello nazionale o locale, decine di titoli a tutta pagina di quotidiani e settimanali, ore e ore di infuocati dibattiti televisivi, code mai viste nelle librerie di lettori affamati di volumi che li aiutassero a capire. Non è bastata la sbalorditiva rimonta nella raccolta delle firme del referendum elettorale che dopo essere partita maluccio è arrivata in porto trionfalmente. Non sono bastate le piazze stracolme intorno a Beppe Grillo e le centinaia di migliaia di sottoscrizioni alle sue proposte di legge di iniziativa popolare.

Macché: non vogliono capire. Non tutti, certo. Ma in troppi non vogliono proprio capire. Lo dimostra, ad esempio, il bilancio appena varato della Camera dei deputati. Dove una cosa spicca su tutte: dopo tante dichiarazioni di buona volontà e pensosi inviti a rifiutare ogni tesi precostituita e sospirate ammissioni che alcuni «benefit » erano proprio indifendibili e solenni impegni a tagliare, le spese sono cresciute ancora. E ben oltre l’inflazione. Il palazzo presieduto da Fausto Bertinotti era costato nel 2006, quando i primi mesi erano stati gestiti dalla destra, 981.020.000 euro: quest’anno, alla faccia di quanti sostenevano che tutta la colpa fosse della maggioranza berlusconiana che aveva lasciato una «macchina » spendacciona, ne costerà 1.011.505.000. Con un aumento del 3,11 per cento: il doppio dell’inflazione.

GLI STIPENDI E GLI AFFITTI - Non basta. Nel 2008, stando alle previsioni del bilancio triennale, queste spese che già hanno sfondato (prima volta) la quota-choc di un miliardo di euro, cresceranno ancora. Fino a 1.032.670.000. Per impennarsi ulteriormente nel 2009 fino alla cifra sbalorditiva di 1.073.755.000. Sintesi finale: in soli tre anni i costi di Montecitorio, dopo tutto il diluvio di belle parole spese per arginare l’irritazione popolare, saranno aumentati del 9,2%. Con un aggravio sulle pubbliche casse di 92 milioni di euro in più rispetto al 2006.

Ricordate cosa avevano assicurato, per arginare la mareggiata di contestazioni, a proposito dello stipendio dei deputati? Che l’indennità, che stando alla politica degli annunci è già stata tagliata un mucchio di volte, sarebbe calata. Falso: costerà il 2,77 per cento in più: un punto abbondante oltre l’inflazione. E i vitalizi? Il 2,93 per cento in più. Per non dire delle retribuzioni del personale. Avete presente la denuncia dell’Espresso sulle buste paga dei dipendenti delle Camere? La scandalosa scoperta che un barbiere del Senato può arrivare a 133 mila euro lordi l’anno e cioè 36 mila euro più del Lord Chamberlain della monarchia inglese? Che un ragioniere della Camera può arrivare a 238 mila, cioè circa ventimila euro più dell’appannaggio del presidente della Repubblica? Bene: stando al bilancio di Montecitorio, il monte-paghe del personale costerà nell’anno in corso il 3,73 per cento in più.
Oltre il doppio dell’inflazione.

Quanto agli affitti per i palazzi a disposizione (insieme col Senato la Camera è arrivata, tra immobili di proprietà e in locazione, a 46) sono cresciuti del 6,6%: il quadruplo dell’inflazione. Eppure non è neppure questo il record. I traslochi e il «facchinaggio» erano costati nel 2006 la bellezza di 1.255.000 euro, con un rincaro di 45.000 euro sul 2005. Dissero: «Si è dovuta tenere in giusta considerazione la spesa aggiuntiva» dovuta alle «esigenze inevitabili nel corso del cambio di una legislatura ». Può darsi. Ma allora a cosa è dovuta quest’anno l’ulteriore aggiunta di altri 100 mila euro, pari a un aumento di oltre l’8 per cento? Siamo entrati, senza saperlo, in una nuova legislatura?

LE SPESE PER I VIAGGI - Quanto ai viaggi, le polemiche sull’uso spropositato degli aerei di Stato prima nell’era berlusconiana e poi nell’era unionista, sono scivolate via come acqua. Basti dire che le spese di trasporto, alla Camera, aumentano del 31,82%. Diranno: è perché da questa legislatura ci sono 12 deputati degli Italiani all’estero che devono tenere i rapporti con i nostri elettori emigrati. Costoso ma giusto. Tesi inesatta. È vero che 1.450.000 euro (121 mila per ogni parlamentare) se ne vanno in «trasporti aerei circoscrizione estero». Ma il costo complessivo dei viaggi aerei, al di là del via vai di questa pattuglia di deputati «esteri», salirà da 6 milioni a 7 milioni 550 mila. Un’impennata sconcertante.

Ma mai quanto quella dei costi dei gruppi parlamentari. La regola sarebbe chiara: si può dar vita a un gruppo parlamentare se si hanno almeno 20 deputati. Su questa base, all’inizio della legislatura avrebbero dovuto essere otto. Ma grazie alle deleghe concesse dal subcomandante Fausto sono saliti via via a quattordici. Con una moltiplicazione delle sedi (che ha costretto a prendere in affitto nuovi uffici nonostante i deputati potessero già contare su spazi procapite per 323 metri quadri), delle segreterie (più 12,3% sul 2006), delle spese varie. Al punto che i contributi ai gruppi, che nel 2005 erano pari a 28 milioni 700 mila euro e nel 2006 erano già saliti a quasi 33, sono cresciuti ancora fino a 34.300.000 euro. Cioè quasi 14 in più rispetto a sette anni fa. Il che vuol dire che nel quinquennio berlusconiano e in questa successiva stagione unionista, il peso di questi gruppi sulle pubbliche casse è cresciuto del 67,4 per cento.

DEMOCRAZIA E ANTIPOLITICA - Tutti «costi della democrazia»? Pedaggi obbligatori che altri paesi non pagano (non così, non così!) ma che gli italiani dovrebbero essere felici di versare per tenersi stretti «questo» sistema parlamentare, «questa» macchina pubblica, «questi» governi statali, regionali, provinciali, comunali che i loro protagonisti presentano, facendo il verso al «Candido» voltairiano, come il migliore dei mondi possibili? Tutti costi impossibili da ridurre al punto che il bilancio della Camera prevede già di costare come prima e più di prima anche negli anni a venire a dispetto di ogni dubbio e di ogni critica? Dice la storia che la Regina Elisabetta, invitata dal governo inglese a tagliare, ha preso così sul serio questo impegno che la spesa pubblica per la Corona è scesa dai 132 milioni di euro del 1991-1992 a meno di 57 milioni.

Eppure, guai a ricordarlo. C’è subito chi è pronto a levare l’indice ammonitore: attenti a non titillare l’antipolitica, attenti a non gonfiare il qualunquismo, attenti a non fare della demagogia. Ne sappiamo qualcosa noi, ne sa qualcosa chiunque in questi mesi ha rilanciato con forza alcune denunce, ne sa qualcosa Beppe Grillo. Ma certo, non tutto quello che ha detto il «giullare- à-penser» genovese può essere condiviso. Dall’invettiva del «Vaffanculo Day» lanciata in un Paese che ha bisogno come dell’ossigeno di un linguaggio più sobrio fino all’appoggio alle tentazioni di rivolta fiscale. Un acerrimo avversario dello Stato italiano come Sylvius Magnago, straordinario protagonista di durissimi scontri in difesa dei sudtirolesi di lingua tedesca, lo ha spiegato benissimo sottolineando di sentirsi «un patriota austriaco ma un cittadino italiano»: «prima» si devono pagare le tasse, «poi» si può dare battaglia.

Ma quale autorevolezza hanno per liquidare Grillo quanti per anni e anni non sono riusciti a dimostrare la volontà, la capacità, la credibilità, la forza per cambiare sul serio questo Paese? L’Umberto Bossi che intima a Grillo che «occorre stare attenti a non esagerare» non è forse lo stesso Bossi che diceva che «il Vaticano è il vero nemico che le camicie verdi affogheranno nel water della storia»? Gerardo Bianco che al Grillo che vorrebbe un limite massimo di due legislature risponde dicendo che «non bisogna seguire la piazza a rimorchio di istrioni della suburra» non è lo stesso che siede in Parlamento dal 1968? E il Massimo D’Alema che liquida gli attacchi di Grillo ai partiti dicendo che per sua esperienza «se si eliminano i partiti politici dopo arrivano i militari e governano i banchieri» non è lo stesso che nei giorni pari dice che «la politica rischia di essere travolta come nel 1992» e nei dispari che «i costi della politica sono un’invenzione di giornalisti sfaccendati»?

E la destra che, Udc a parte, ha firmato col proprio questore il bilancio della Camera e poi si è rifiutata di votarlo nella speranza di cavalcare la tigre, non è quella stessa destra che governava con una maggioranza larghissima nei cinque anni in cui le spese delle principali istituzioni pubbliche sono cresciute di quasi il 24 per cento oltre l’inflazione? Per quel po’ di esperienza che abbiamo fatto in questi mesi dopo l’uscita del nostro libro, incontrando diverse migliaia di persone, ci andremmo molto cauti, prima di liquidare l’insofferenza di milioni di cittadini, confermata inequivocabilmente dai sondaggi e dalle analisi di Ilvo Diamanti, come «tentazioni antipolitiche». Noi abbiamo visto piuttosto crescere una nuova consapevolezza. Quella che «prima» del legittimo diritto di ognuno di noi di sentirsi di destra o di sinistra, abbiamo tutti insieme un problema: una politica che ha allagato la società. E che, come dimostra il dibattito di queste settimane, non ha la forza non solo per risolvere i problemi ma neppure per metterli sul tavolo.

BILANCI TRASPARENTI - È «antipolitico» chiedere come mai non vengono neppure ipotizzati l’abolizione delle province o l’accorpamento dei piccoli comuni? Che tutte le amministrazioni pubbliche siano obbligate a fare bilanci trasparenti dove «acquisto carta da fax» si chiami «acquisto carta da fax» e «noleggio aerei privati» si chiami «noleggio aerei privati» così da spazzare via tanti bilanci fatti così proprio per essere illeggibili? Che anche il Quirinale metta in Internet il dettaglio delle proprie spese come Buckingham Palace? Che venga rimossa quella specie di «scala mobile» dell’indennità dei parlamentari ipocritamente legata a quella dei magistrati due decenni abbondanti dopo l’abolizione del meccanismo per tutti gli altri italiani? Insomma: viva le istituzioni, viva il Parlamento, viva i partiti. Però diversi: diversi. E soprattutto: è antipolitico chiedere che certi politici italiani la smettano di essere così presuntuosi da pretendere di identificarsi automaticamente con la Democrazia?

Sergio Rizzo
Gian Antonio Stella

Il Corriere della Sera - 24 settembre 2007

Studente arrestato e TASERATO (colpito con la pistola elettrica) ad un discorso di John Kerry per aver posto una domanda




Non mi viene da scrivere nulla. Vorrei mettere un semplice “No Comment” ma non posso, qualcosa devo riuscire a scrivere. Ho un groppo, un nodo alla gola che mi fa spuntare le lacrime e montare una rabbia furibonda. Rabbia di protesta, ma anche violenta, ho voglia di spaccare qualcosa. Tirerò un calcio alla mia malridotta porta. Non si può restare freddi e lucidi dinanzi a certe cose.Le contraddizioni dell’America anche qui si evidenziano. Il Paese citato come modello di democrazia, da Berlusconi fino a Travaglio (che cita l’esempio di Giuliani o le condanne esemplari ai corrotti e corruttori così come ai bugiardi) è anche (e forse sopratutto) questo.Il paese che in assoluto è il maggior responsabile di guerre e morti in tutto il mondo. Guerre e morti voluti e portate avanti per pure questioni economiche mascherate da idealismo democratico. E’ anche il paese dove si può attuare la pena di morte, cazzo.Ci pensi Travaglio quando cita l’America. A Piero Ricca è successo “solo” di essere stato denunciato per aver dato del buffone a Berlusconi.Questo ragazzo non ha fatto nulla, ha solo posto delle domande (ammesse ed educate) ed è stato trattato da quegli sgherri bastardi alla stessa maniera con la quale gli squadristi trattavano gli italiani che non facevano il saluto romano o allo stesso modo con cui le SS trattavano chi non pronunciava “Heil! Hitler”. In fondo, almeno da questo punto di vista, scene così da noi è moltissimo tempo che non se ne vedono (Genova non è paragonabile come contesto).La stampa americana è più libera, ma la società americana, pur potendo vantare un diritto d’informazione superiore al nostro deve convivere con fenomeni come questi, nonostante le marce e le proteste.

E qui un’altra perla similare della polizia americana: Arrestata e brutalizzata a colpi di scariche elettriche

Repubblica, batti un colpo. La Costituzione è morta

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.


Incredibile la faccia tosta dei politici, diciamo di tutti i politici anche se generalizzare non è bello ma è incredibile come i personaggi più anonimi facciano il verso ai ladroni conclamati (come quelli che vanno a vedersi i GP di F1 con l’aereo presidenziale, ossia a nostre spese, e vi si portano anche il figlio…).
Dopo Mastella-Dumbo ecco che un “tal” Burlando, addirittura Presidente della Regione Liguria ed ex ministro dei Trasporti si è reso protagonista di un fatto che, tanto per cambiare, riesce a dare un’idea, a noi ma sopratutto anche all’estero, del livello di burla ai quali siamo sottoposti da parte dei “nostri” uomini pubblici.

Domenica scorsa, il tizio è andato contromano in autostrada, alcuni automobilisti (normali cittadini) che procedevano in senso contrario hanno rischiato l’impatto frontale, è arrivata la Polizia e….non gli è successo nulla!Ora, io mi domando e dico. Andare contromano in autostrada è da pazzi.

Ok. Si può sbagliare.

E certo, può capitare. Anche se, sinceramente, mi sembra che sia più “facile” che capiti a Maria Grazia Spadaro o a suo marito , nella drammatica situazone nela quale versano (e nella quale versano milioni di italiani), grazie a questi “signori” che hanno capito che fare il politico rende più che fare la velina (tra l’altro facendo il politco la carriera dura di più ed invece di dover scendere a compromessi offrendo il tuo corpo come merce di scambio, puoi sodomizzare i tuoi “elettori”, ti basta solamente leccare un pò dove capita. E, se lecchi bene, sei a cavallo.).

Che invece capiti ad uno di questi “signorotti”, è più difficile da capire, però non si sa mai. Avrà avuto le sue brave giustificazioni. Magari era indeciso se fare assumere il nipote o il genero o l’amico delcugino o magari doveva decidere se poteva spendere 500.000 Euro per quel monolocale in centro che la sua amata tanto desiderava. E lui che voleva farsi il ferrarino. Bisogna capirlo. Se aveva di questi pensieri, è giustificatissimo. Chi di noi non è tormentato da simili dubbi?

E quindi, deciso che tutti possono sbagliare, la differenza è dove si sbaglia. Se lo fai in un paese normale, passi alla naturale conseguenza, ossia paghi la tua pena, pecuniaria, di sospensione della patente, magari ti arrestano anche, insomma quale che sia la conseguenza, la paghi.

Se invece sbagli nel paese di Bengodi, cosa succede?Succede che il “signor”Burlando afferma:

“Ho sbagliato a imboccare la strada, quando me ne sono accorto ho girato per non entrare in autostrada e sono sceso. Era senso vietato, ma non me ne sono accorto subito, solo quando ho incontrato un’auto che proseguiva in salita. Quando siamo scesi dall’auto eravamo molto scossi, sia io sia l’automobilista che ho incrociato, perché poteva capitare un incidente. Gli ho subito chiesto scusa”.

Incredibile, gli ha chiesto scusa. Che cosa stupenda ha fatto, questo novello Garrone. De Amicis ringrazia.

Tra le altre cose ha detto, in conferenza stampa - ha indetto una conferenza stampa invece di andare a nascondersi- questa faccia di gomma:

“Ho sbagliato una manovra e non avevo documenti con me. Ma non ho mai chiesto un trattamento di favore”.

Beh, il perchè lo sapete. Non aveva patente, dice lui (ci credete? Io no), ed ha esibito come documento identificativo il tesserino da parlamentare, n.938. Peraltro scaduto! Questo classico esempio di filubustiere all’italiana, aggiunge:

“Non ho mostrato il tesserino da parlamentare per evitare sanzioni. Ma perché gli agenti avevano bisogno di un documento qualsiasi di riconoscimento e io avevo dimenticato a casa patente e carta d’identità”

Purtroppo il peggio deve ancora arrivare Questo stronzo, stava andando alla partita, andava allo stadio. E dai su, mica puoi pretendere que un parlamentare non vada a divertirsi la domenica? Ha asserito di non avere patente o altro documento perchè “Il mio portafogli è piccolo e non può contenente molti documenti”. Avete sentito? Che ironia, vero? Il portafogli piccolo!

La pattuglia, arrivata sul posto, proprio quella stessa Polstrada che ci fa tremare solamente a vederla nello specchietto retrovisore, verificata la situazione, chiesti i documenti, appurano che il trasgressore non ne aveva - per inciso neanche la patente, trasgressione per la quale si eleva (a tutti,…o quasi) verbale di 36 Euro più l’obbligo di presentazione del permesso di guida ad una stazione di polizia in tempi brevi ai sensi dell’art. 180 del CdS.

Però, eccolo il colpo di scena. Il Burlando trova magicamente la tessera della Camera dei Deputati. E certo, la patente mica serve, sopratutto quando si guida, ma la tessera che ti identifica come “uno di loro” e che cazzo, quella trova posto nel “piccolo portafogli”. Ci mancherebbe altro.

I due agenti della Polstrada, a questo punto…..lo lasciano andare!

Questi mastini, quest’incubo degli automobilisti e dei motociclisti, beccano un cittadino (Ooopps, ma lui non è un cittadino, è un onorevole) contromano in autostrada, il soggetto non ha la patente e, loro, naturalmente, cosa fanno? Lo lasciano andare? Dove? Quando?

Ecco ciò che la Polstrada ha affermato:

Abbiamo seguito la normale procedura, quella che riserviamo a qualsiasi cittadino. Oltre a raccogliere le testimonianze dei vari automobilisti abbiamo infatti effettuato ulteriori accertamenti con i filmati delle telecamere”.

Eh già! A qualsiasi cittadino riservate, stronzi, le seguenti cose: verbale per la mancanza di patente, verbale (salato) per la guida contromano in autostrada, sospensione della patente e, tra l’altro, un’attesa che per un caso del genere porta via non meno di 2 ore.

Però….l’onorevole doveva andare alla partita. E quindi, dai suvvia, tranquillo. Vada alla partita. Non è successo niente.

Anche perchè, il Burlando, che è uomo d’onore, appena arrivato allo stadio telefona al questore, si incontra con lui e gli spiega l’accaduto (magari tra un “arbitro cornuto” ed un “ladri”). Quindi assicura attraverso la conferenza stampa che “ho chiesto subito che mi venissero date le sanzioni previste. L’ho anche detto subito al questore perché, visto il clima che tira, non volevo assolutamente tenere nascosto questo episodio. Riceverò quindi il verbale a casa. Non vedo che altro avrei potuto fare “.

Domani, se fermano qualcuno di noi, magari per una cosa ancora peggiore che andare contromano in autostrada come, che so io, girarsi a guardare una bella donna mentre si guida, diciamogli che non abbiamo la patente, esibiamogli la tessera del videonoleggio (che abbia la foto però, mi raccomando), dopodichè diciamogli che non si preoccupino, chiameremo il questore, ammetteremo la nostra colpa e lo pregheremo di inviarci il verbale a casa. Con tassa a carico del destinatario ovviamente, crepi l’avarizia.

Facciamolo, cristo. Facciamolo tutti! E possibilmente riprendiamo tutta la scena, cerchiamoci dei testimoni. Vediamo cosa succederebbe, ai “cittadini qualsiasi”.


Un’aggiornamento sul “personaggio Burlando”, sembra che il nostro abbia già dato ampie prove di essere “sbadato”, da uno stralcio di Luciano Gandini:…Abbiamo cancellato la memoria di Burlando sotto processo per mani pulite (in particolare per il sottopassaggio di piazza Caricamento), assolto sì, ma con una linea difensiva in cui sosteneva di essere talmente sbadato o incompetente da avere firmato le carte che gli davano da firmare, senza rendersi conto di quel che firmava? In sostanza: assolvetemi, perché non ero un sindaco corrotto, ma un sindaco imbecille. Per premio dell’assoluzione D’Alema lo ha fatto ministro (cosicché ha potuto confermare la sua imbecillità contribuendo allo sfascio delle ferrovie statali). […] Ma se davvero il candidato sarà Burlando, io penso di praticare il voto differenziato: dare il voto di lista a Rifondazione, ma il voto presidenziale a qualche innocuo candidato animalista o antiproibizionista, filofloricultore o pescatore di frodo. Infatti per Burlando, oltre alle differenze politiche, vedo aperta la questione morale. Lui l’ha risolta chiedendo ai giudici, per non avere la patente di ladro, una patente di cretino. I giudici, benevoli, gliel’hanno concessa. Ma noi? Consideriamo anche noi superata la questione morale, o preferiamo dare la patente di cretino anche a qualche nostro dirigente regionale, che di fronte alla candidatura Burlando non ha saputo prendere una ferma posizione?” Sulla stessa scia Lorenzo da Genova scrive: “non mi sento ancora convinto a votare Burlando. […] Burlando non è il probabile candidato della “Gad” alla presidenza della Regione Liguria ma, come testimonia il manifesto che presenta il candidato come un notabile del 500, in occasione della festa nazionale de “l’Unità”, è il candidato scelto dai Ds da molto tempo. Io avrei preferito Silvio Ferrari.”Impresentabile, parola di Marco Travaglio. C’è chi lascia parlare gli altri e rispolvera, pubblicandolo on line, un articolo di Marco Travaglio, “Sconsigli per le liste. Le pagine gialle degli impresentabili”, tratto dal n. 2/01 di MicroMega. Vi si legge: “Burlando Claudio (DS). Ex sindaco di Genova ed ex ministro dei Trasporti, dalemiano di ferro, verrà ricordato, oltreché per le sciagure ferroviarie, per un disastro politico: l’”operazione Sansa”. L’astuto siluramento di Adriano Sansa, giudice galantuomo e sindaco onesto e capace dopo gli scandali e i pasticci dell’era Burlando. Sansa viene cacciato dopo un solo mandato per far posto all’ex socialista Giuseppe Pericu. Poi, tre mesi fa, gli offrono una candidatura-foglia di fico per le politiche del 2001. Ovviamente invano.”

Burlando, “non vedi che altro avresti dovuto fare?”

Io un’idea ce l’avrei, te la dico in una parola, anzi in quattro: VAFFANCULO PEZZO DI MERDA

Stronzo!


Il Senatore Polito, dell’Ulivo, nella trasmissione del 20 settembre ad Anno Zero ha, per tutta la serata, cercato un equilibrio tra il suo evidentissimo malessere causato dall’accuratezza con cui sono stati scelti i passaggi di Grillo al V-Day (sopratutto quelli in cui parlava con i giornalisti) che hanno mostrato a tutti i telespettatori l’assoluta coerenza, buon senso e “giustezza” delle sue affermazioni, e la necessità di non farsi prendere in fallo visto che a la lato aveva un mastino come Marco Travaglio e di fronte Giovanni Sartori e Sabina Guzzanti. Senza parlare di Santoro che appena ne ha avuto l’occasione l’ha sputtanato.Ci ha provato, ha usato il suo equilibrismo politichese esprimendosi con toni assolutamente diversi da quelli con i quali si era espresso due mattine fa ad Omnibus su LA7 dove aveva tacciato senza mezzi termini il V-Day, ripetendo sino alla nausea (ed anche con disprezzo) i soliti termini vacui di antipolitica, demagogia, violenza, e menate simili.La prima stronzata del “senatore” (che schifo di paese deve essere il nostro per essere rappresentati da gente così):

  • Riferendosi anche alla richiesta di Grillo di riesumare il referendum popolare “buttato nel cesso” dopo tangentopoli per poterci eleggere il candidato, l’imbellettato senatore dice con supponenza:

“Vede? Non sanno neanche di cosa parlano perchè quel referendum aboliva l’elezione diretta, cosa giusta perchè era fonte di corruzione.”

Santoro non si lascia sfuggire l’occasione e lo sputtana: “Si, ma lei dimentica che però in quel referendum era stato approvato il collegio uninominale”

In pratica, il deficiente: o non sa o mente. Decidete voi cosa sia peggio.

La seconda stronzata:

  • Al momento in cui si evidenzia la falsità (dimostrata dal filmato oltre che dai presenti, testimoni all’evento) delle accuse secondo le quali si era offeso Biagi (ricordo: ammazzato per essere senza scorta, da questi bastardi che dicono che non ci sono i soldi per le scorte, o per la benzina della polizia, e fanno la vita da nababbi con i nostri soldi), il demente non sapendo che dire visto che anche lui si era azzannato sull’osso cavalcando le accuse di Casini (il capo con il partito degli inquisiti), dice:

Mah, io avevo letto l’articolo di Echino”.

Travaglio gli spiega che da lì era nato l’equivoco perchè l’articolo si basava su una falsa copia di un quotidiano bolognese e questo mongolo con il baffetto alla Aznar (o alla Hitler se preferite), ripete:

“Io l’ho saputo dall’articolo di Echino…”.

Ma brutto stronzo: allora perchè ti metti a ripetere come un pappagallo cose che non sai, che non hai verificato, ed anche quando ti confermano e dimostrano che sono false non hai le palle per dire che hai detto delle cazzate? Questo è un senatore, cristo!

La terza, la ciliegina sulla torta:

  • Travaglio, citando alcuni dei tanti demeriti della coalizione al governo, ricorda al senatore che nelle 282 pagine del programma dell’Unione (annunciato con tanto di fanfara) - sicuramente uno dei fatti più determinanti nella vittoria del centro-sinistra -, che non hanno fatto nulla di quel programma, a cominicare dalla modifica, superamento o abolizione della legge 30 (che loro chiamano Biagi e ripetono per 28 volte nel programma che sarà abolita, o superata) sino all’abolizione delle leggi vergogna (le leggi ad personam che il Berlusconi si è fatto per non essere condannato).

Accortosi di essere in una situazione molto imbarazzante, il “senatore”, scrolla le spalle, sfoggia un mezzo sorrisetto ironico, e dice: “ma quel programma non si poteva realizzare, figurarsi se c’era il tempo per farlo, lo sapevano tutti” ed ammica come a dire: “ma perchè, ci avevate creduto?”

Travaglio, neanche lui si lascia scappare l’occasione, perchè lui fa il giornalista, mica il lecchino come Vespa ed i suoi discepoli, e gli butta lì: “ma lei si rende conto che sta dicendo una cosa gravissima, sta ammettendo che avete scientemente preso in giro gli elettori?”


Sono sinceramente nauseato, ed incazzatismo. E credo si capisca. Un aborto intellettuale (e morale) come questo Antonio Polito non dovrebbe neanche poter pulire i cessi in una scuola media. E’ un chiaro esempio di quanto ignominiosa sia la classe politica italiana. Ci saranno anche delle persone per bene ma sono certamente una minoranza ridicola (cacciati dal partito come il giovane di AN che è stato intervistato) e che se persistono inevitabilmente entreranno in questo meccanismo osceno. Se ne devono andare tutti a casa! Per concludere, mi ha commosso Giovanni Sartori che evidenzia una lucidità, un’onestà ed una conoscenza che il Polito dei miei stivali neanche se vivesse 100 vite riuscirebbe ad avvicinare.Stupendo quando ha spiegato al senatore (ma questo obbrobrio avrà ricevuto voti o è figlio delle liste bloccate? Se li ha ricevuti, chi cazzo l’ha votato?) del perchè vi sia stata un’alta partecipazione alle elezioni (argomento che in tutte le trasmissioni nelle quali è invitato è il cavallo di battaglia di Polito).Gli ha serenamente spiegato che le elezioni erano solo per decidere se doveva vincere Berlusconi o Prodi. Tutto il resto, da loro in giù era bloccato, censurato, sconosciuto, deciso dai partiti. I cittadini non ne sapevano un cazzo. Quindi ognuno andava a votare perchè non vincesse il “nemico”. E da lì il famoso 83%, orgoglio di Polito. Polito, sai dove devi mettertelo, vero?Polito, VAFFANCULO!

Il 12 settembre in un post del nuovissimo forum Ora Basta! scrivevo quanto segue in risposta all’appello di un utente che ci invitava le sue idee/considerazioni per un nuovo partito che possa cambiare le cose.


“Ravvisi, giustamente secondo me, che per quante mobilitazioni si possano creare, sulla rete o nelle piazze, sperare che queste da sole servano a qualcosa, ovvero sperare che i partiti si autoriformino, si autopurifichino, si autoriducano gli emolumenti, è naturalmente utopistico.Per cui, hai ragione, bisogna essere coscienti che un cambiamento per prima cosa prenderà molto tempo, varie generazioni, sarà lento ed anche doloroso, e lo si potrà attuare solo ed unicamente riuscendo ad avere una vera rappresentanza.Quello su cui però dissento è che serva un partito. Un partito politico, per definizione (ed esperienza) si colloca inevitabilmente nella struttura stessa del potere, con una organizzazione che inizia dal vertice della piramide, piramide che si allarga con un angolo molto ridotto.Questo tipo di struttura, per quanto si possa sperare di trovare delle anime candide, è inevitabilmente destinata ad essere distrutta nella questione morale dal potere insito che il vertice di tale struttra via via acquisisce. Tra l’altro, pone come priorità i “problemi nazionali” o di grande rilevanza mediatica e finanziaria.I movimenti, invece, che fanno anch’essi politica, e la possono fare, anche secondo le nostre leggi e la nostra Costituzione, hanno degli obiettivi parziali, locali se vogliamo e quindi già garantiscono oltre che un maggior controllo anche una migliore risposta alle esigenze dei cittadini che, non dimentichiamolo, in primo luogo hanno i loro problemi (urbanizzazione, fogne, spazzatura, delinquenza, eccetera) sicuramente prioritari rispetto “a chi siede in Parlamento?”.

Le liste civiche, anch’esse una possibilità che abbiamo, rappresentano ancora meglio il concetto che a me sembra l’ideale per la (ri)costruzione della scena politica. I cittadini, dal loro stesso rione, iniziano a scegliere i propri rappresentanti che poi vengono scelti per rappresentarli in una lista civica ed infine i migliori (con tanto di un sistema di controllo) che abbiano tra l’altro interpellato i cittadini stessi sulle scelte adottate o da adottare, si costituiscano in un movimento la cui base sarà molto ampia, ed il cui vertice non sarà mai composto da poche persone, senza nessuno (o quasi) a cui rendere conto.

I partiti, così come sono oggi, sono l’espressione chiara di una oligarchia la quale, qualunque cosa se ne pensi, non è democrazia.”


Oggi, nel Blog i Beppe Grillo, vi è il post intitolato I Comuni ai Cittadini che lancia, secondo me, un appello molto sensato e, mi sembra di capire, abbastanza in sintonia con il mio modo di pensare relativamente ad una possibile, vera e fattibile risposta alla situaziane creatasi. Credo fermamente che non ci si possa fermare a crogiuolarsi nel successo della manifestazione e nella condivisione del malcontento, ma che bisogna agire, senza remore.L’attuale, marcio e malato, sistema politico, lo si deve cambiare dal di dentro, agendo però con regole diverse che si basino sull’onestà, la trasparenza, il rispetto e mettendo al centro degli interessi la società.Solo noi possiamo essere gli artefici del nostro benessere. E benessere significa anche, se non sopratutto, vivere in una società nella quale il singolo cittadino si senta tutelato dagli amministratori della res pubblica ed abbia in loro la necessaria fiducia, la quale può nascere solamente dalla possibilità, per il cittadino stesso, di essere il vero e unico giudice dei suoi stessi rappresentanti politici.

Riprendo la notizia ANSA secondo la quale George W. Bush, avrebbe fatto dichiarazioni per le quali lo si potrebbe scambiare per un….”comico”, se non fosse (drammaticamente) il presidente del (probabilmente) più importante paese al mondo, economicamente e militarmente, ed uno dei più grandi industrialmente oltre ad essere (l’America), un coacervo di contraddizioni come quelle che evidenzia con le impressionanti disuguaglianze sociali ed allo stesso tempo l’indubbia valenza democratica della sua, seppur piccola, storia.

Se non fosse, appunto, il rappresentante (sic!) di questa America ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate.

Ha ripetuto la parola successo riferendosi alla campagna di guerra (anche se egli la chiama opera di democratizzazione). Di successo aveva parlato anche quando aveva dichiarato la fine delle ostilità e da allora vi sono stati in Iraq un’impressionante quantità di morti (si parla di 650.000 contro i circa 30.000 dichiarati dall’amministrazione americana), di cui, ovviamente, la grandissima maggioranza tra la popolazione.

Dopo averci deliziato, negli ultimi anni, con un suo personalissimo esilarante show di stronzate il cui apex era stato di indicarci la via per la soluzione al problema agli incendi, ovvero tagliare gli alberi. Dopo averci propinato idiozie per tutto il 2002 (naturalmente dopo aver assassinato qualche altro centinaio di migliaia di afghani) sulla necessità di attuare lo spaventoso quanto orribile concetto di “guerra preventiva“, dopo averci fatto comunicare che le armi di distruzione di massa non sono state trovate per i più svariati motivi, non ultimo quello che venivano spostate tramite camion mimetici (!!!), dopo averci fatto sbellicare ancor di più per averci fatto ascoltare (e di questo non lo ringrazieremo mai abbastanza) l’ex premier Berlusconi parlare in inglese, ecco che si fa risentire.

Speriamo che il governo italiano non continui a firmare assegni in bianco, a imperituro saldo dell’aiuto (al mondo, quindi anche a loro stessi, non certo solo a noi) per sconfiggere i nazisti. Speriamo di non doverci considerare ancora in debito (i nostri “governanti”) dopo avergli permesso (agli americani) per un cinquantennio di utilizzare il territorio italiano como una loro personale terra da sconvolgere con basi militari, aeroporti, e missili che probabilmente ogni tanto diventano poco intelligenti e rischiano di fare scomparire aerei commerciali. Mi dicono che a Ustica successe qualcosa del genere ma dai, siamo loro debitori, insabbiamo tutti.

Speriamo infine, di smetterla di fare i lecchini, anche (poteva mancare?) sui quotidiani italiani, oltre che nel mondo della politica, di questo imbecille (ma anceh criminale), la cui famiglia è strettamente legata commercialmente all’Arabia Saudita ed alla stessa famiglia di Bin Laden, che hanno fornito loro armi all’Iraq prima di decretarne il genocidio (legalizzato) con un embargo criminale durato 13 anni.

In tutti i posti ci sono storie marce, mica solo in Italia. Ma quello che fa l’America ci tocca personalmente visto chè siamo dalla “loro” parte, in quanto occidentali ed alleati. In spregio, molte volte, delle risoluzioni dell’ONU. In spregio, molte volte, di tribunali internazionali (che a suo tempo condannò l’America -la quale si fece reiteratamente spregio di tali conclusioni- per i fatti del Nicaragua).

Speriamo che, quando l’amministrazione americana deciderà di acquisire altri mercati arabi e si inventerà un’altra guerra per il petrolio, la ricostruzione e lo smaltimento dei fondi di magazzini della loro industria armamentaria, insomma quando decideranno di invadere Siria e/o Iran e/o Corea , speriamo che l’ONU, o meglio che il resto del mondo gli rida in faccia e gli proibisca anche solo di pensarci. Perchè se vogliono, se vogliamo, si può.

Io “[non] ho fatto il militare a Cuneo” come diceva Totò ma son certo di poter comunque affermare che questo sottoprodotto della politica americana non dovrebbe avere altra responsabilità che quella, al massimo, di farsi delle sane passeggiate con il suo amico Silvio nel di lui mausoleo. E, possibilmente, che ci rimangano.

Riporto la seguente notizia ANSA:

(ANSA) - BRUXELLES, 11 SET - L’europarlamentare della Lega, Mauro Borghezio, e’ stato rilasciato nel pomeriggio e ha lasciato il palazzo di giustizia di Bruxelles. La Farnesina, su indicazione del ministro D’Alema, ha dato istruzioni all’ambasciatore d’Italia di presentare al piu’ presto una nota di protesta alle autorita’ belghe in relazione al fermo dell’esponente leghista. Borghezio era stato fermato stamani in occasione della marcia anti islam in Europa.


E’ ovvio che abbiano rilasciato Borghezio. Lì, in Europa, sono sempre molto attenti alle libertà di manifestazione dei cittadini europei. Borghezio, infatti, dovrà assolutamente essere presente al Maiale-Day proposto dal suo compagno di “partito”, Calderoli. Non potrà mancare per nulla al mondo, Borghezio. Farà la parte del maiale.

Non credo che l’8 settembre (2007) abbia segnato l’inzio di un nuovo Rinascimeno, come afferma Grillo nel suo blog. Sono anche convinto che nessuna rivoluzione politica o ideologica sia in atto. Allo stesso tempo non credo che le cose cambieranno, non con la facilità con la quale molti grillini cibernauti hanno scritto, sull’onda dell’entusiasmo (leggitimo) derivante dal successo della manifestazione.

Il copione è quello di sempre. La manifestazione si è svolta con tanto successo di partecipazione sopratutto considerato che è stata ignorata da tutti i media e si è autosponsorizzata solamente attraverso la rete.

Grillo, come è solito fare, ha dato il meglio di sè ed allora i media non hanno potuto far altro che dare notizie ed opinioni sul V-Day con il solito metodo informativo: hanno messo l’accento sui concetti più “rilevanti” degli uomini politici italiani, quasi fossero (loro, i politici) degli intelletuali.

Ecco quindi che si sono sommati giudizi, quali antipolitica, qualunquismo, populismo, demagogia, sino ad essere moltiplicati con definizioni quali violenza, autoritarismo, giustizialismo, ed addirittura si sono scomodati neanche tanto velati paragoni con Mussolini ed il terrorismo.

Se paragoniamo il modello informativo italiano con molto di quello estero, saremo costretti ad accettare il fatto che i nostri giornalisti ci fanno una figura di merda. L’evidente partigianismo di qualunque articolo apparso sull’argomento nei nostri quotidiani, anche quando si limitavano a dare la notizia davvero provoca l’orticaria, per l’innata incapacità italica di offrire una notizia senza interpretazioni “tra le righe” e rimandare queste agli articoli di opinione, sopratutto se paragonato all’articolo apparso su l’Herald Tribune (la cui traduzione potrete trovare nel blog di Grillo).

Il populismo e la demagogia sono, ad ogni modo, componenti fisiologici ogniqualvolta ci si rivolge ad una vasta platea. E’ fisiologico, non c’è nulla di male, vista la necessità della gente comune di ottenere risposte ad un malessere che per varie ragioni (non ultima il colpevole giornalismo italiano) non riescono ad esprimere se non attraverso le considerazioni di persone che hanno una capacità espressiva che riesce a fare da collante. Non c’è però menzogna in questo tipo di “demagogia”. Naturalmente, sentir parlare Casini o Mastella o D’Alema, tra tanti, di demagogia e populismo farebbe incazzare anche il più calmo degli uomini.

Così come sentire dire da Bossi (quello che parla di imbracciare i fucili) che Grillo ha esagerato comincia ad assumere i contorni del grottesco.

Il qualunquismo io non lo avverto. A meno che non sia qualunquismo parlare di problemi reali, come la corruzione, la mafia, gli stipendi, le bollette. A meno che per non essere qualunquisti si debba affermare che “l’Italia deve diventare una piattaforma strategico-logistica del Meditarreaneno” (Fassino).

In quanto alla violenza, mi sembra superfluo ribadire l’assoluto ordine della manifestazione.

Ma mi chiedo: si taccia di violenta una manifestazione estraendo frasi come “io li voglio distruggere i partiti” (omettendo, colpevolmente, che un comico parla per iperboli) e si permette ad un senatore della Repubblica, Calderoli (senatore, brrr!), di indire il Maiale-Day per impedire la costruzione di una moschea a Bologna, in un giorno dedicato alla guerra alla cultura islamica.

Ricordiamo, a proposito dello stesso Calderoli, che la sua celebre (!!!) apparizione in TV con la maglietta satirica sull’Islam causò 11 morti e 25 feriti (11 morti!!!!) a Bengasi, in Libia, a seguito della manifestazione di protesta davanti al consolato italiano, manifestazione indetta a causa dallo show di Calderoli. Cristo, qual’è la violenza?

Autoritarismo e giustizialismo. Ma quando, ma dove. Per chiedere che dei condannati non possano sedere in Parlamento? Ma dove siamo, nella Spagna di Franco? Nella Cambogia di Pol Pot?

Autoritarismo è che, senza l’approvazione dei cittadini, il Quirinale costi 4 volte Buckingham Palace, o che Rete4 continui ad occupare abusivamente la frequenza che è di Europa 7, nonostante le sentenze.

Giustizialismo è che a Biagi sia stata la tolta la scorta, o che siano mancati i fondi per la protezione di testimoni sulla mafia, mentre i fondi perchè Mastella vada a vedere il Gran Premio di F1 con l’aereo presidenziale ci siano.

O che D’Alema affermi che le intercettazioni che lo coinvolgono insieme a Fassino non debbano essere utilizzate. Lui, proprio lui che afferma questo , dopo che a luglio aveva dichiarato di essere “interessato più di ogni altro all’accertamento della verità e pronto a collaborare con la magistratura indipendentemente dalle conclusioni della giunta”.

Nauseante!

Tra le più autorevoli voci che hanno, più o meno velatamente, ammiccato al mantenimento dello status quo, avvisando che “le dittature iniziano con giornate come l’8 settembre” vi è nientepopodimenoche quella di Eugenio Scalfari che su La Repubblica, ha levato il suo calamaio in difesa del sistema dei partiti. Ma, egregio dottor Scalfari, noi vogliamo distruggere questi partiti o se vuole, l’attuale sistema dei partiti per crearne uno nuovo, con partiti nuovi (e gente nuova, possibilmente onesta) o meglio ancora con movimenti realmente rappresentativi dei cittadini. Mi spieghi, la prego, dove vede il pericolo in questo.

L’8 Settemebre (2007) è stato il giorno della politica, quella vera, quella della polis. L’antipolitica la fate voi, signori, che tramite le vostre parole, i vostri più o meno arzigogolati trucchetti lessicali, esprimete giorno dopo giorno dei concetti che servono solamente a nascondere, a fuorviare, a distogliere l’attenzione.

Ma noi, i cittadini, consci come voi del potere del denaro (visto che a noi lo rubate), abbiamo capito che l’unica maniera di combattervi è quella di mettere in pericolo i vostri stipendi ed intrallazzi.

Ragazzi di Locri

Riprendo dal Blog di Antonio Imperi

Ragazzi di Locri querelati dai Ds Calabria

Il Presidente del Consiglio regionale della Calabria Giuseppe Bova (DS), ha querelato il Movimento dei ragazzi di Locri “E adesso ammazzateci tutti“.

Il Movimento “E adesso ammazzateci tutti” è formato da ragazze e ragazzi, che vogliono essere, come loro stessi affermano: “gli occhi, la bocca, le braccia e le gambe di Franco Fortugno e di tutti i Giusti, che gli uomini di tutte le mafie, credono di aver ucciso”, con il loro impegno stanno portando alla luce del giorno, mediante un dossier in itinere, le malefatte dei politici calabresi. Con questo dossier, dimostrano che i politici più inquisiti d’Italia stanno allungando i tentacoli anche sui giovani. Come dicono loro: “Siam pure ragazzi, ma non fessi”, ed hanno iniziato puntando la luce contro Giuseppe Bova, Presidente del Consiglio regionale della Calabria, reo di strumentalizzare e allo stesso tempo di dividere il Movimento dei ragazzi di Locri.

La storia di questa strumentalizzazione è ampia e complessa, ma in poche parole Bova ed il suo partito, i DS, hanno inserito ragazzi della Sinistra Giovanile DS in rappresentanza dei ragazzi di Locri, naturalmente senza che i ragazzi di Locri ne fossero a conoscenza, è lui a voler fortemente l’istituzione del “Fo.Re.Ver. - Forum per la Resistenza e la Verità”, al quale attraverso il Consiglio regionale avrebbe stanziato circa 600.000€ e di cui il portavoce è una ragazza della Sinistra Giovanile DS. Insomma, Bova ed il partito si sono impossessati del lavoro che hanno portato avanti i ragazzi di Locri e lo hanno politicizzato donandolo alla Sinistra Giovanile. E la lotta contro la mafia avviata da ragazzi “nauseati dal sistema Calabria” è stata ingoiata dal “Sistema Calabria” per pubblicità politica. I ragazzi di Locri naturalmente continuano la lotta denunciando questa strumentalizzazione e la conseguenza è stata una querela di Bova.

La risposta del Movimento certo non si fa attendere ed in un comunicato stampa annunciano: “Ringraziamo il Presidente Bova, che, con la sua querela (che anticipa la nostra nei suoi confronti solo nei tempi), consentirà ora ai giudici di cominciare a mettere, seriamente, le mani nelle carte della Presidenza del Consiglio regionale e della sua segreteria personale. Nei prossimi giorni Ammazzateci tutti convochera’ una conferenza stampa chiarificatrice della sua posizione e durante la quale saranno esposti - si legge nel comunicato -dettagliatamente tutti i capi d’accusa, avanzati dal Movimento nei confronti del Presidente del Consiglio regionale della Calabria ed ‘altre importanti iniziative che il Movimento ha intenzione di porre
in essere per il ripristino della legalita’ e dell’etica in Calabria’’.

I ragazzi di Locri non si fanno intimorire, la loro attività sta conquistando molti giovani Calabresi e non, il loro dovrebbe essere un esempio per molti adulti che, con il loro silenzio aiutano le mafie locali a vincere. Le sorprese non dovrebbero finire qui, il dossier in itinere, è solo all’inizio…


Che dire, tra un conato di vomito ed un’improvvisa voglia di sputare in faccia a qualcuno di questi “signori”? Credo che i commenti siano superflui. Ricordiamo però che nel Consiglio Regionale della Calabria, peraltro in mano ai DS, su 50 rappresentanti, 33 (ossia il 66% !!!) sono inquisiti per reati come estorsione, associazione per delinquere, corruzione, eccetera.Facciamoci un favore: Impegnamoci tutti!

Beppe Grillo nel suo blog di oggi, fa riferimento, in un post titolato Aria fresca in Parlamento ad un articolo apparso su Il Sole 24 Ore intitolato

Con la «ricetta Grillo» via un parlamentare su tre

E’ piacevole vedere come alcuni importanti mezzi d’informazione stiano riprendendo le notizie collegate al V-Day ed alle reazioni successive allo stesso. Ancor più piacevole è che un giornalista si sia preso la briga di fare questi calcoli. Meno piacevole è quando leggiamo/ascoltiamo delle autentiche cazzate, come spesso accade leggendo le dichiarazioni deliranti di casini, Fini & Co.

Ora, io non so se i calcoli esposti ne Il Sole 24 Ore siano esatti, ma naturalmente mi fido. Più lo leggo però e peggio mi sento in quanto la questione delle due legislatura, sicuramente importantissima relativamente al rinnovamento della classe politica non è certo la sola.

Anzi, credo proprio che Il Sole 24 Ore abbia adottato la questione delle due legislature come specchietto per le allodole. Dico questo perchè in nessuna linea dell’articolo ho potuto leggere alcunchè dell’ingrediente primario della ricetta Grillo, ossia l’esclusione dal Parlamento dei condannati.

Ho anche i miei dubbi che abbiano sottratto i 24 pregiudicati nel fare i calcoletti in stile fumo negli occhi. In questo caso mi verrebbe spontaneo chiedere: “Egregi signori redattori, ma se si tratta di una ricetta, la cui autoria assegnate con il titolo stesso a Grillo, com’è che scegliete gli ingredienti a vostro piacere? E’ come fare la carbonara senza le uova.”

Ora, non oso sperare nè tantomeno chiedere alcunchè ad una testata così autorevole come il Sole 24 Ore ma, se per caso non fosse stato chiaro: così come un cittadino pregiudicato non può partecipare ad un concorso per netturbino, bidello, maestro, così nessun cittadino pregiudicato, politici inclusi, deve poter ricoprire alcuna carica pubblica e istituzionale. NON LI VOGLIAMO!

Signori Francesco Nariello e Salvatore Patriarca, rifate i conteggi per favore. La pietanza è immangiabile con la vostra interpretazione della ricetta.