Riprendo la notizia ANSA secondo la quale George W. Bush, avrebbe fatto dichiarazioni per le quali lo si potrebbe scambiare per un….”comico”, se non fosse (drammaticamente) il presidente del (probabilmente) più importante paese al mondo, economicamente e militarmente, ed uno dei più grandi industrialmente oltre ad essere (l’America), un coacervo di contraddizioni come quelle che evidenzia con le impressionanti disuguaglianze sociali ed allo stesso tempo l’indubbia valenza democratica della sua, seppur piccola, storia.

Se non fosse, appunto, il rappresentante (sic!) di questa America ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate.

Ha ripetuto la parola successo riferendosi alla campagna di guerra (anche se egli la chiama opera di democratizzazione). Di successo aveva parlato anche quando aveva dichiarato la fine delle ostilità e da allora vi sono stati in Iraq un’impressionante quantità di morti (si parla di 650.000 contro i circa 30.000 dichiarati dall’amministrazione americana), di cui, ovviamente, la grandissima maggioranza tra la popolazione.

Dopo averci deliziato, negli ultimi anni, con un suo personalissimo esilarante show di stronzate il cui apex era stato di indicarci la via per la soluzione al problema agli incendi, ovvero tagliare gli alberi. Dopo averci propinato idiozie per tutto il 2002 (naturalmente dopo aver assassinato qualche altro centinaio di migliaia di afghani) sulla necessità di attuare lo spaventoso quanto orribile concetto di “guerra preventiva“, dopo averci fatto comunicare che le armi di distruzione di massa non sono state trovate per i più svariati motivi, non ultimo quello che venivano spostate tramite camion mimetici (!!!), dopo averci fatto sbellicare ancor di più per averci fatto ascoltare (e di questo non lo ringrazieremo mai abbastanza) l’ex premier Berlusconi parlare in inglese, ecco che si fa risentire.

Speriamo che il governo italiano non continui a firmare assegni in bianco, a imperituro saldo dell’aiuto (al mondo, quindi anche a loro stessi, non certo solo a noi) per sconfiggere i nazisti. Speriamo di non doverci considerare ancora in debito (i nostri “governanti”) dopo avergli permesso (agli americani) per un cinquantennio di utilizzare il territorio italiano como una loro personale terra da sconvolgere con basi militari, aeroporti, e missili che probabilmente ogni tanto diventano poco intelligenti e rischiano di fare scomparire aerei commerciali. Mi dicono che a Ustica successe qualcosa del genere ma dai, siamo loro debitori, insabbiamo tutti.

Speriamo infine, di smetterla di fare i lecchini, anche (poteva mancare?) sui quotidiani italiani, oltre che nel mondo della politica, di questo imbecille (ma anceh criminale), la cui famiglia è strettamente legata commercialmente all’Arabia Saudita ed alla stessa famiglia di Bin Laden, che hanno fornito loro armi all’Iraq prima di decretarne il genocidio (legalizzato) con un embargo criminale durato 13 anni.

In tutti i posti ci sono storie marce, mica solo in Italia. Ma quello che fa l’America ci tocca personalmente visto chè siamo dalla “loro” parte, in quanto occidentali ed alleati. In spregio, molte volte, delle risoluzioni dell’ONU. In spregio, molte volte, di tribunali internazionali (che a suo tempo condannò l’America -la quale si fece reiteratamente spregio di tali conclusioni- per i fatti del Nicaragua).

Speriamo che, quando l’amministrazione americana deciderà di acquisire altri mercati arabi e si inventerà un’altra guerra per il petrolio, la ricostruzione e lo smaltimento dei fondi di magazzini della loro industria armamentaria, insomma quando decideranno di invadere Siria e/o Iran e/o Corea , speriamo che l’ONU, o meglio che il resto del mondo gli rida in faccia e gli proibisca anche solo di pensarci. Perchè se vogliono, se vogliamo, si può.

Io “[non] ho fatto il militare a Cuneo” come diceva Totò ma son certo di poter comunque affermare che questo sottoprodotto della politica americana non dovrebbe avere altra responsabilità che quella, al massimo, di farsi delle sane passeggiate con il suo amico Silvio nel di lui mausoleo. E, possibilmente, che ci rimangano.

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