Cinematografo, che nostalgia

September 10th, 2008

C’era una volta il cine. Anzi, una volta ve n’erano tanti. Dall’Ariston al Moderno, al Siracusa, all’Odeon, al Comunale stesso, ecc.

Oggi, in un monopolio che si traveste sempre più spesso tramite l’abusato (e mal usato) termine globalizzazione, nella realtà, vi è un solo gestore (anche se sulla carta sono un paio) e un solo cinema (nella realtà, oltre che sulla carta) che possa vantare delle presenze che possano consentire la sopravvivenza economica.

Parliamo della famosa Multisala Lumière di Reggio Calabria.

Tipica copia sbiadita delle realtà simili -esistenti da almeno un decennio- delle grandi città, si è pensato, per una città che può vantare un bacino d’utenza di circa 100.000 persone (185.000 i dati della provincia a dicembre 2007) di creare la….”multisala”.

“Ohhhhhh”  d’ammirazione si levarono quando si iniziò a vociferare su tale ardito progetto immaginando chi sà quale faraonica struttura, viste le virtuali descrizioni che di essa ne faceva il proprietario, illustrando con ampi gesti il progetto.

Qualche anno dopo, ecco che apparve nel nuovo Viale La Boccetta del quartiere Modena l’atteso totem dei cinefili reggini. Tra concessionaria Mercedes e Hotel Apan, non poteva che nascere proprio lì la multisala. Facilità nel raggiungerla avendo vicino uno svincolo autostradale, e giustappunto tra due simboli del successo, quali le prestigiose auto tedesche ed il più famoso ritrovo -con tanto di piscina- diventato immediatamente il simbolo di coloro che contano.

Ma parliamo della multisala. Triste. Questo è il primo aggettivo che mi sorge in mente, dovendone scegliere uno.

Quattro-cinque salette (non lo ricordo neanche) più adatte ad un cinema d’essai che ad una struttura che pomposamente voglia chiamarsi multisala. Una sola di esse ha una capienza decente. Badasi, dico decente, non adeguata.

Sì, certo. Vi è la crisi del cinema. Sì, certo. Vi sono i pirati informatici che scaricano i films da internet. Sì, certo. Vi è tutto quello che volete ma la realtà, che è quella che ci interessa è che la maggior parte delle sale sono destinate a “filmetti” (con tutto il rispetto) che quasi nessuno va a vedere. L’audio delle stesse, sulla falsariga dell’intenzione di stupire con effetti speciali, è costantemente tenuto ad un volume più adatto ai sordi che a persone normali. L’acustica delle sale stesse è deprimente.

Però, e che diamine. Pop-corn, patatine, panini, bibite, cioccolate e simili hanno trovato ampio, ampissimo spazio, con tanto di tavoli. La parte inferiore, all’origine facente parte del “progetto” ha lasciato posto ad un grande supermercato  per l’ovvia proporzione tra le parole (ed i gesti) che inizialmente illustravano il “progetto” e la realtà. Quella nostrana.

Alla fine…non so neanch’io perchè ho sproloquiato così e su quest’argomento specifico ma è che La Nuova Pergola, nel budello angusto del vicoletto nel quale tutt’ora si trova, bastava ed avanzava, se solo non si fossero voluti affossare tutti gli altri cinema -alcuni risibili d’accordo- che avebbero potuto continuare ad offrire varietà ed indipendenza rispetto ai distributori nazionali.

Supermercati, ipermercati, multisale, multitutto ed iperdipiù. Eccola, la globalizzazione, questo male necessario -a detta di alcuni- per offrire agli utenti (ossia noi!) il migliore rapporto qualità-prezzo…..questo almeno dicono loro.

Nella realtà, almeno in quella che io vedo, tutto ciò ci fa perdere. In primo luogo perchè questa supposta concorrenza in realtà si trasforma in un semplice oligopolio dove i pochi (appunto) che possano gestire un certo prodotto semplicemente si mettono d’accordo tra di loro e … tanti saluti al secchio (della convenienza). Quindi tutto ciò ci fa perdere nel vero senso della parola. Ci fa perdere potere, sia decisionale sia di scelta (visto che chi ha il monopolio monopolizza sia prodotti sia prezzi) ma sopratutto ci fa perdere un gusto che se per alcuni può apparire un pò retrò a me da un sapore particolare: il gusto della ricerca: quella derivante dall’indecisione, del vagare con la mente -e con i piedi- per decidere cosa acquistare, dove acquistare, cosa vedere e dove vederlo.

Bene, anche per oggi c’è la mia esternazione. Casuale ma non troppo.

Alla prossima…

3 Risultati to “Cinematografo, che nostalgia”

Silvia

September 10th, 2008 - 9:51 pm

…mi aggancio all’incipit di questa tua odierna “esternazione” per riflettere ulteriormente su “C’era una volta il cine.”
Come correttamente scrivi tu “una volta ve n’erano tanti” Per l’esattezza – ma so che ne sfugge qualcuno alla mia memoria, erano: il Margherita, l’Orchidea, il Siracusa, il Dopolavoro Ferroviario, l’Ariston, il Moderno, l’Odeon, il Comunale, l’Aurora, Tale elenco non vuole essere una puntualizzazione di merito allo scritto ma è necessaria per comprendere e far comprendere come ad una domanda diversificata di cinematografia vi fossero luoghi diversi di erogazione/fruizione di messaggi, parallelamente diversificati da luogo a luogo.
E’ come dire che ogni spazio avesse come centrale l’attenzione allo spettatore proponendo un’offerta peculiare proposta quasi esclusivamente da quel luogo. Era così che una sala cinematografica offriva film d’autore, l’altra i film commerciali, un’altra ancora film porno e così via. Ciascuno poteva liberamente seguire la propria attesa e conoscere più o meno in tempi ragionevoli l’offerta delle sale seguendo le stagioni secondo i propri gusti, i propri interessi ma soprattutto fruendo del “Cinema” come vera e propria offerta culturale volta ad affinare formazione e sensibilità (e qui non importa il genere) secondo uno schema classico, ma certamente mai tramontato - il melodramma, l’opera seria, l’opera buffa, ecc…-, che la nostra Tradizione ci riporta dalla storia. Una storia in cui nel rappresentato è parte integrante la cosiddetta “quarta parete” ovverosia il pubblico. E, portando all’estremo limite il concetto estetico della “quarta parete”, essa addirittura diventa cogente e principale nell’esplicazione del gusto e del senso del bello che si attiva sia durante la rappresentazione che nell’attività analitico – critica che si sviluppa dopo la visione di una pellicola.
Per onestà intellettuale va detto che, anche a quel tempo vi era una certa concentrazione di proprietà relativamente ad alcune sale, ma non per questo trattatavasi di oligopolio (mi piace classificarlo come moderato monopolio), visto che comunque esistevano una pluralità di soggetti altri con la loro offerta cinematografica.
…Ma venne il tempo della “Nuova Pergola” (stesso proprietario della “famosa Multisala Lumière di Reggio Calabria”).coincidente, soprattutto, con la chiusura di Margherita, Comunale ed Orchidea…E qui inizia l’epopea reggina dell’oligarchia!!!
Che tale oligarchia locale si interfacci e si saldi con un’oligarchia di più vasta scala è evidente se la si rapporta alla cosiddetta “crisi del cinema” (per focalizzare semplicisticamente ed unidimensionalmente un settore). Mi piace ricordare pellicole come L’albero degli zoccoli (1978) di Ermanno Olmi, Padre padrone (1977) di Vittorio Taviani e Paolo Taviani e tante altre di quegli anni dove il “copia e incolla” del prodotto culturale (estendo il pensiero senza approfondire al mondo dell’editoria) era lontano da venire…Quante ore trascorse dopo la visione a commentare il film, quanti dibattiti tra i momenti di detto e non detto, sulla trama o la psicologia dei personaggi. Oggi chi esce dalla sala corre, scivola via come è entrato, forse più povero di prima!
Credo che anche questa sia “perdita” sebbene tu ne parli analizzandola da un altro punto di osservazione ed orientata ad altro obiettivo logico. Tuttavia, anche questa “perdita” ha come denominatore comune la perdita del “gusto della ricerca” e soprattutto ci nega la possibilità dell’Esserci.
Scriveva una mia amica poetessa…”E tu/ annienti il tuo intelletto/ tra chi è solo folla/ che nulla conta/ né mai potrà contare”…

Silvia

September 10th, 2008 - 10:05 pm

P.S. Mi astengo, per ovvie ragioni (per lo meno al momento) da considerazioni di tipo architettonico ed urbanistico…
…Sulle “scatole” mi auguro si inauguri presto presto in questo spazio virtu@le relamente articolato una stagione di serio dibattito…
La città ed anche io ha piena le “scatole” di “scatole”…

tony

September 11th, 2008 - 3:57 pm

Quanti ricordi riaffiorati…..è vero c’erano molti cinema a Reggio, ma i tempi son cambiati altrimenti questi discorsi li avremmo fatti al bar comodamente seduti oppure in una sala da tè. Bisogna riconoscere che i tempi son cambiati in meglio in peggio? A volte non importa son cambiati e bisogna adeguarsi. L’ animo umano è meraviglioso per lo spirito di adattamento che possiede, il progresso, altri modi di comunicare di interfacciarsi con i propri simili……non so se si stava meglio quando si stava peggio……ma ricordo con piacere quando vidi la “febbre del sabato sera” e “Lo squalo” al Comunale “Sansone e Dalila” all’Ariston “IL Cacciatore” “Blade runner” e “Kramer contro Kramer” all’Odeon …..ma ora c’è internet….è un po’ come la grande rivoluzione della radio o del televisore che cambiarono le nostre abitudini …..bisogna annusare il vento come lupi di mare e capire dove girare la vela….esistono sempre in qualsiasi era “cose “ intelligenti da fare …….comunichiamo in modo intelligente anche adesso tra di noi in modo intelligente…..son sicuro che ci riusciremo……..

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