…Non si può sondare l’infinito senza prendere consapevolezza dei limiti che avviluppano di per sè “l’umano” inteso come elemento chiave dell’essere fattosi esistenza (possibilità di rapporti che l’uomo può determinare). I limiti evidenti si concentrano su due astrazioni concettuali rovesciandoli immediatamente su dimensioni materiali: lo spazio ed il tempo. Di entrambi se ne potrebbero descrivere e circoscrivere gli aspetti, tuttavia è il tempo ciò che condiziona maggiormente lo svolgersi dell’umano.

Non vi è infatti un tempo che possa “segnare” il tempo dell’Anima, eppure nell’esistenza ogni rapporto è misurato in base ad un tempo meccanicistico scandito in secondi, minuti, ore, giorni, mesi, anni…

Un finito che ha la pretesa di racchiudere in sè l’infinito delle mille sfaccettature - anche le più insondabili - che fanno vibrare l’Animo umano…Ciò che Heidegger chiama esistenza inautentica dove la comprensione ontica rende centrale il mondo come dato: un’esistenza che obbedisce al “si dice”, al “si fa” ed abbandona la “cura” intesa come totalità delle strutture dell’Esserci.

Cosa è, dunque, l’infinito nella finitezza dell’umano?

Forse è collocarsi in una dimensione temporale meccanicistica strutturando come prioritaria la dimensione atemporale dell’Anima ed ingannando il tempo e le strutture cronologiche rendendo qualità monadica al proprio svolgersi nel Tempo?…

Il superamento di un limite è sempre tensione verso l’infinito e l’Amore è di per sè infinito…